venerdì, 25 settembre 2020

Quanto è difficile essere donna…

Quanto è difficile essere donna…

Roma, 9 novembre (Francesca Palmieri) – Dieci anni fa la storia di Luciana Colacci, che perdeva ingiustamente il lavoro, aveva fatto il giro di tanti teatrali italiani grazie allo spettacolo “Gli ultimi saranno ultimi” e oggi arriva al cinema con le stesse persone che nel 2005 l’avevano raccontata: Paola Cortellesi nel ruolo della protagonista e Massimiliano Bruno, nella doppia veste di autore e regista. Del cast fanno parte, tra gli altri, anche Alessandro Gassmann e Fabrizio Bentivoglio.

Il tema del film, prodotto da Fulvio e Federica Lucisano con Rai Cinema, in sala dal 12 novembre con 01, è quanto mai attuale e si legge spesso sulle pagine della cronaca: una donna può essere “fatta fuori” da un’azienda perchè incinta e quindi non più “produttiva” come prima. Questo è ciò che sullo schermo succede a Luciana, a cui non viene rinnovato il contratto perchè i “piani alti” hanno saputo la notizia della sua maternità. Quello che doveva essere un grande motivo di gioia diventa l’inizio di un periodo nerissimo: i soldi non ci sono più, suo marito non si decide a rimboccarsi le maniche e a trovare un lavoro serio e sicuro, l’aiuto degli amici non basta, la speranza di rientrare in azienda come le era stato fatto credere svanisce e tutto sembra crollare, dal punto di vista professionale ma anche umano. E anche una donna mite che ha vissuto sempre “da pecora”, abbassando la testa, se diventa disperata, senza più certezze, può perdere la testa…

Con questa pellicola, Bruno ha virato dalla commedia al dramma, iniziando un nuovo percorso: “Ognuno di noi ha varie facce in base ai momenti che vive e alle persone che incontra – dice – Questo film per me era necessario, era un’esigenza. Non solo perchè sancisce la collaborazione profondissima con Paola nata nel 1997 e quest’opera è l’ennesimo atto d’amore tra noi, ma perchè è personale e racconta moltissimo come mi sento. Parla di una reazione e anche io sto reagendo a tante cose e sto cominciando a dire dei ‘no’. Non è dunque un caso che abbia voluto fare questo film proprio oggi, anche se tutti me lo sconsigliavano perché è un pugno nello stomaco”. Un pugno nello stomaco che purtroppo in molti ricevono: “Ho tanti amici precari o che non ce la fanno – dichiara Bruno – Riusciamo a sopportare tutto, anche la mancanza dei soldi e un contratto non rinnovato, ma se incontriamo un muro e ci scontriamo con l’anaffettività la solitudine può esasperare e far compiere sciocchezze”.

Il film solleva esattamente questa domanda: fin dove ci si può spingere quando ci si sente così smarriti? Quale il limite? La Cortellesi spiega che il punto di partenza della storia è stato questo sin dallo spettacolo: “Ci siamo interrogati molto in fase di sceneggiatura su quale fosse il confine per ognuno di noi. Leggiamo di gesti estremi compiuti da persone comuni che non sono criminali e cosa spinge queste persone normali che hanno una vita semplice a trasformarsi in individui pericolosi e incontrollabili? A far impazzire è la perdita della dignità del lavoro ma anche degli affetti, Luciana non ha più l’appiglio con la realtà quando non ha più il sostegno emotivo in un momento che dovrebbe essere benedetto per una donna ma è anche difficile”.

“Nel 2005 queste ingiustizie nei confronti delle donne si stavano affacciando, ora di lavoratrici precarie ce ne sono tantissime – prosegue poi la Cortellesi – Se ne parla poco purtroppo, per questo abbiamo voluto riprendere in mano il tema, perchè riguarda il presente. E’ un dato di fatto che le donne sono svantaggiate nel lavoro, soprattutto se aspettano un bambino”.

Per Gassmann, che interpreta il marito di Luciana, il film contiene “un messaggio sociale coraggioso e utile in un paese che come il mio personaggio a lungo ha finto di essere qualcos’altro, senza capire che la situazione è cambiata”. Il finale stesso, in fondo, è un messaggio di speranza: “Bisogna resistere nonostante tutto e il piccolo Mario, il figlio di Luciana, rappresenta il futuro. E’ giusto che sia libero e che corra con una maglietta rossa su un prato verde”, conclude infine Bruno.

 

Leggi anche