sabato, 21 settembre 2019

Premio Bianchi a Vincenzo Mollica, grazie a Fellini e Camilleri

Premio Bianchi a Vincenzo Mollica, grazie a Fellini e Camilleri

Venezia, 3 settembre – (Fr. pierl) “Continuo a fare questo lavoro da cronista impressionista, impressionato e impressionabile. Ho fatto un terno incredibile, diabete, Parkinson e glaucoma  ma mi ha insegnato che i film si posso anche solo sentire. Questo è un festival in cui i film ti parlano e ti continuano a parlare, c’è tanta passione”. Lo dice Vincenzo Mollica, cronista simbolo, per lo spettacolo, del Tg1, ricevendo al Lido il Premio Bianchi assegnato dal Sindacato Nazionale Dei Giornalisti Cinematografici, d’intesa con la Biennale, ogni anno, durante la Mostra, a una personalità del cinema. Mollica dedica il premio alla moglie, alla figlia ma anche a due amici speciali. Uno è Federico Fellini “che mi ha regalato pensieri preziosi come: ‘l’unico vero realista è il visionario’, ‘la curiosità è la molla che ti fa alzare la mattina’ e ‘non sbagliare mai i tempi di un addio o un vaff… se sbagli anche di un secondo ti si può ritorcere contro'”. L’altro amico è Andrea Camilleri, “che mi ha insegnato molto dell’arte di non  vedere. L’ultima volta mi ha chiamato dicendomi ‘Vieni Vincenzo che ti voglio abbracciare”, gli ho risposto ‘Andrea, se ci incontriamo’. Ci siamo scambiati un abbraccio che non dimenticherò mai”.

E’ un premio c”he non merito, ma che mi dà grande gioia – ha aggiunto – Mi rende orgoglioso di quello che ho fatto, guidato da fatica, passione e cuore”. “Quando Mollica mi ha chiesto perché dessimo a lui questo
premio – dice Laura Delli Colli, presidente del Sngci – gli ho risposto semplicemente: perché sei il più grande di tutti noi”. A introdurre il premio un piccolo video montaggio di Mollica alla Mostra, da Federico
Fellini a George Clooney, che a fine intervista definisce il cronista “un grandissimo giornalista e un grandissimo uomo”. Alla premiazione hanno partecipato anche Paolo Baratta, presidente della Biennale, e il direttore della Mostra Alberto Barbera: “Vincenzo avrebbe meritato un Leone alla carriera, che non possiamo dargli per ragioni di regolamento – dice Barbera -. Lo rendono unico l’entusiasmo e la generosità, pensate solo quanto deve la mostra ai suoi reportage”.

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