domenica, 23 luglio 2017

Planetarium, tra fantasmi ed espressionismo

Planetarium, tra fantasmi ed espressionismo

Roma, 7 aprile (Fr. Palm.) – La magia del cinema che si fonde con spiriti e fantasmi, in un’atmosfera onirica e dentro una messa in scena espressionista, sullo sfondo della Francia della fine degli anni ’30: ecco cosa si respira in Planetarium di Rebecca Zlotowski, che dopo la presentazione alla scorsa Mostra di Venezia arriva in sala dal 13 aprile con Officine Ubu. La regista l’ha accompagnato a Roma, al festival Rendez-vous, di cui è stata ospite insieme a Louis Garrel, tra gli interpreti del film, che ha per protagoniste Natalie Portman e Lily-Rose Depp e vede tra i produttori i fratelli Dardenne.

Le due attrici, sullo schermo, sono due sorelle americane che praticano sedute spiritiche e si esibiscono in alcuni spettacoli pubblici. Molto colpito e affascinato dalla loro performance, durante un tour europeo, un produttore cinematografico francese, dopo aver sperimentato le loro capacità, propone alle due donne di trasferirsi nella sua casa. Ma non solo: vuole girare un film su ciò che fanno, raccontando cosa accade durante il contatto con defunti e fantasmi, documentando tutto attraverso le immagini. Inizia così una nuova vita dorata per le sorelle, che conosceranno il mondo del cinema, mentre il rapporto con l’uomo si approfondirà e i loro destini prenderanno forma…

Come racconta la regista, “Il film vuole approfondire il tema delle ombre, delle illusioni e dei fantasmi. Mi ha affascinato l’idea di raccontare una storia legata allo spiritismo, nascondendo quasi la macchina da presa ma usandola, al contempo, per mostrare l’invisibile. Nel film viene detto che a volte bisogna spegnere la luce per vedere e questo è un richiamo alla camera oscura. Amo l’illusione e l’artificio, si ha l’illusione di sopportare meglio la vita”.

La Zlotowski spiega poi di aver diretto gli attori come fossero “in uno stato di trance, di ipnosi – aggiunge – E’ così nata l’idea dello spiritismo, mi sono ispirata a due sorelle medium realmente esistite e ho unito la loro storia a quella di un produttore ebreo tra le due guerre. Da questo incontro e da queste due ispirazioni, si genera il sogno”.

Garrel, grande amico della regista, ha una piccola parte ma è stato felice di aderire al progetto. A colpirlo, la messa in scena espressionista, che si discosta dal filone del cinema naturalista molto frequentato in Francia: “Il linguaggio naturalista è ormai utilizzato da tutti nel mio paese, è diventato la lingua più parlata – dice – Io preferisco quello espressionista e voi in Italia avete Sorrentino, che gira immagini di incredibile impatto. Gli altri lavori di Rebecca erano molto più naturalistici, ma qui ha preso un’altra strada. Quando ho letto il copione, ho avuto come una sensazione di inquietudine, come se Rebecca sapesse ciò che ignorano i personaggi, due ragazze che vivono un sogno e un produttore che sogna invece l’impossibile”.

 

 

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