martedì, 26 maggio 2020

Placido, Michel Piccoli, la sua essenza nello sguardo

Placido, Michel Piccoli, la sua essenza nello sguardo

Roma, 18 maggio – Michel Piccoli “viveva appieno il piacere di jouer’ giocare, che in francese è anche il verbo per dire recitare”. Lo dice all’ANSA Michele Placido che è stato compagno di set del grande attore francese in Salto nel vuoto di Marco Bellocchio (1980) e Come sono buoni i bianchi di Marco Ferreri (1988), un film che Piccoli aveva voluto fare “ancora prima di conoscere il suo ruolo, mi aveva detto Ferreri, perché per Michel era importante si parlasse della crisi dell’occidente in un continente che è sempre stato sfruttato”.
Michel “era un meraviglioso gentiluomo, da lui ho imparato tanto”. Amava il cinema italiano forse più del cinema francese ed aveva con tanti nostri grandi autori, prima di tutto Ferreri, una grande amicizia. Proprio Marco mi aveva raccontato che quando era morto Marcello Mastroianni, si sono ritrovati a Parigi con Michel a piangere come due bambini in corridoio”. Placido ricorda anche la bellissima esperienza “del primo film insieme, Salto nel vuoto, che ha portato a Michel e ad Anouk Aimee i premi come migliori attori a Cannes”. L’attore e regista italiano ricorda anche un dono speciale ricevuto da Piccoli: “mi aveva invogliato a imparare il francese e mi regalò una copia nella sua lingua de Il Gabbiano di Cechov. E poi proprio nel vederlo interpretare Ta main dans la mienne (2004), lo spettacolo di Peter Brook tratto delle lettere di Cechov alla moglie, mi ha dato una delle emozioni più forti come spettatore”. Era un “attore magnifico. Io sono viscerale invece lui con quel viso sapeva incarnare le visioni dei più grandi registi. Ferreri mi diceva che con la sua faccia, Piccoli sapeva esprimere l’alienazione dell’uomo moderno”. Un giovane attore da un gigante come lui “può imparare a lavorare nella profondità, non nell’esteriorità. Noi italiani veniamo dalla Commedia dell’arte, e in quello siamo molto bravi. Ma a Michel bastava uno sguardo per esprimere quello che noi esprimiamo con dieci gesti. Era di una tale intensità”.

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