venerdì, 2 ottobre 2020

Piva e il suo gangster-drama

Piva e il suo gangster-drama

Roma, 8 febbraio (Francesca Palmieri) – E’ un gangster-drama che scava nella psicologia dei personaggi, lontano dall’agiografia, I milionari di Alessandro Piva, che finalmente, dopo la presentazione al Festival di Roma di due anni fa, riesce a trovare spazio nella nostra distribuzione, grazie a Europictures che, in associazione con Seminal Film, lo porta in sala dall’11 febbraio. Le copie d’uscita sono 50, 30 delle quali sono destinate alle Campania, dove la vicenda – tratta dal libro “I milionari. Ascesa e declino dei signori di Secondigliano” di Giacomo Gensini (anche nel ruolo di cosceneggiatore del film) e Luigi Cannavale – è ambientata. A Napoli, a Scampia, inoltre, è previsto un convegno con il Ministro Orlando, il sindaco della città e Cannavale.

Piva, che ha diretto, tra gli altri, Francesco Scianna, Valentina Lodovini, Francesco Di Leva, Salvatore Striano, Gianfranco Gallo e Carmine Recano, ha lasciato la Puglia de La capagira e Mio cognato ed è andato a Napoli, per raccontare l’ascesa e la caduta di un boss e della sua famiglia, a cavallo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90.

Marcello Cavani, soprannominato Alendelòn, sin da ragazzino, dopo la morte improvvisa del padre, per pagare i suoi debiti entra in contatto con la criminalità, diviso tra il desiderio di riscatto e di ricchezza e l’aspirazione di una vita “normale” borghese da assicurare alla moglie e ai figli. All’inizio la fortuna gira dalla sua parte, i soldi (sporchi) aumentano in modo vertiginoso, il clan è unito e Napoli è ai suoi piedi. Ma ad un certo punto il sogno inizia a diventare incubo, qualcuno tradisce, il sangue scorre sempre di più e arriva anche il carcere. Così come arriva la consapevolezza che forse bisogna fermarsi, provare a rifarsi una vita, a lasciarsi tutto alle spalle. Ma non sempre è possibile…

Da Romanzo Criminale a Vallanzasca, da Gomorra Anime nere, sono numerose le opere che negli ultimi anni hanno attinto storie dal lato oscuro del nostro paese, tra malavita, lotte tra clan e sete di potere. Ma il regista prende le distanze da questo “filone” e soprattutto dal modo di rappresentare chi delinque: “Nel mio film non c’è la spettacolarizzazione del fenomeno criminale – precisa – Il protagonista è un collaboratore di giustizia che ha fatto scelte sbagliate ma ha pagato un prezzo altissimo in termini di privazione e solitudine. Ho lavorato sulla sua psicologia, scavando nel profondo della mente dei personaggi, senza puntare sull’azione. Anche Saviano, che ha visto la pellicola, mi ha detto di aver apprezzato il peso non calcato sull’action. Per me era importante questo anche per raccontare la città di Napoli, come hanno fatto già tanti ma solo pochi sono riusciti a farlo bene. Io mi sono ispirato al Tornatore de Il camorrista e a Capuano”.

Piva è nato a Salerno: “La Campania me la porto dentro e ho liberato qualcosa delle mie radici, con questo film – dice – E’ stata un’esperienza di vita l’aver girato lì, è come se avessi messo una medaglia sul petto. Per i miei lavori parto sempre da una base di grande autenticità e da un forte legame con il reale”.

Scianna spiega come è diventato Marcello Cavani: “Non ho potuto incontrare il vero protagonista ma ho visto alcuni video, da cui ho rubato il suo sguardo. E poi ho lavorato di immaginazione, pensando cosa potesse muoversi dentro di lui. La difficoltà maggiore era essere credibile, quindi ho curato molto anche l’accento e il modo di parlare, avevo due coach. E’ stato un lavoro intenso e sapevo che Alessandro avrebbe dato una chiave di lettura interessante alla storia”.

E cosa lo ha attirato del ruolo? “Già dalla fase di scrittura emergeva che fosse fuori dal clichè del camorrista come lo avevo già visto – risponde – Mi ha attratto la complessità del personaggio, con le sue contraddizioni interne rispetto alle scelte che fa. E spero che questa complessità arrivi al pubblico”.

Valentina Lodovini, invece, sottolinea di amare “il cinema civile e quei film che raccontano il paese, come questo. Le immagini mostrano qualcosa di tristemente attuale, che non accade solo in Campania”. L’attrice – che aveva già recitato in napoletano, in Fortapasc e Benvenuti al Sud – parla così della sua Rosaria: “E’ completamente diversa dalle altre donne campane che ho interpretato. Mi interessava la sua l’amoralità. Ci sono codici dentro la criminalità e l’arma più grossa è l’omertà e lei va oltre, non solo non denuncia ma fa finta di non vedere”.

 

 

 

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