domenica, 20 agosto 2017

Piccole donne in viaggio

Piccole donne in viaggio

Lido di Venezia, 8 settembre (Fr. Palm.) – Se il “salto” tra l’adolescenza e l’età adulta è come una strada da percorrere, le quattro protagoniste di Questi giorni di Giuseppe Piccioni hanno compiuto un viaggio reale e metaforico insieme, cementando la loro amicizia, nel solco di nuove esperienze e consapevolezze, con un futuro tutto da scrivere.

Il film, alla Mostra in concorso, vede recitare insieme le giovani Maria Roveran, Marta Gastini, Caterina Le Caselle e Laura Adriani, affiancate da Margherita Buy, nell’inedito ruolo di una madre parrucchiera, Filippo Timi e Sergio Rubini. Prodotto da 11 Marzo, Publispei e Rai Cinema, in sala arriverà dal 15 settembre, distribuito da Bim.

Piccioni, prima di far vivere alle ragazze un “on the road” verso Belgrado, mostra le amiche nella loro realtà di provincia, tra serate passate insieme, riti quotidiani e abitudini, qualche entusiasmo occasionale e qualche segreto. Quando una di loro decide di partire per inseguire un’occasione di lavoro, le altre decidono di accompagnarla. E il loro legame diventerà sempre più profondo.

Piccioni, che ha firmato la sceneggiatura con Pierpaolo Pirone e Chiara Ridolfi e si è lasciato ispirare dal romanzo di Marta Bertini “Color Betulla Giovane”, subito puntualizza: “Questo non è un film giovanilista e la storia non è generazionale. Io non sono stato il fratello maggiore delle attrici e non ci sono neanche elementi di nostalgia. La vita delle ragazze è colta nel presente”. L’intenzione, sin dal principio, era anche quella di “non realizzare un film di viaggio epico – prosegue il regista, che torna al Lido 15 anni dopo Luce dei miei occhi – La modalità di scrittura è stata inconsueta, abbiamo voluto evitare un eccesso di tematizzazione, con giravolte e tanti accadimenti. La storia inizia in maniera quasi intermittente e incerta, con un tono di commedia, ma dopo il movimento cambia, con il viaggio che rappresenta il nucleo centrale, in cui si assiste alla dilatazione dei tempi. Poi ancora, subentra il melò, i dialoghi si diradano e la musica diventa più presente. Abbiamo voluto tutto questo perché sapevamo di sfiorare il rischio di un clichè e, dunque, volevamo un film più vivo e più decisivo nella sostanza. Non è stato facile da realizzare, ci ho impiegato due anni”.

Piccioni dice anche di essere stato colpito da una poesia di Ada Negri, “Mia giovinezza” (“Non ti ho perduta. Sei rimasta, in fondo all’essere. Sei tu, ma un’altra sei”, queste le parole): “C’è un’idea curiosa della giovinezza – dice – L’abbiamo dietro le spalle, è come un risveglio. Il passato e il presente sono dimensioni vicine interiormente, non smettiamo di essere giovani, è la convinzione che ci spinge a essere fuori e dentro a quel periodo. Ma esiste anche il desiderio di futuro, il voler essere affamati di vita”. Riguardo all’argomento, interviene anche la sceneggiatrice: “Il film parla del passaggio di confine e ogni passaggio comporta delle perdite, ma la vita è sempre più forte della morte”.

Trovare le attrici è stato frutto di un “casting lungo – racconta Piccioni – Abbiamo visto tantissime ragazze e pian piano si è formato questo gruppo. Abbiamo fatto un bel lavoro insieme e tanto è stato preso dall’entusiasmo delle ragazze”.

“E’ stata una grande esperienza di crescita – dichiara la Roveran – Non ci siamo mai sentite abbandonate da Giuseppe”. Per l’Adriani, il regista “non è stato un padre, né un fratello, ma un maestro, anche severo. E ha dimostrato un forte amore per il film”.

La Buy, diretta spesso da Piccioni, ammette di essersi divertita a vestire i panni di una parrucchiera: “Ho coronato il mio sogno, da bambina tagliavo i capelli alle bambole! – afferma – Ho amato da subito il personaggio, un’opportunità per fare qualcosa di diverso. Interpreto una madre che più che madre è una figlia, che ha un modo burbero e strano di mostrare la sua affettività. Ma mi piace la sua aggressività affettuosa”.

Timi sottolinea “la grazia di Giuseppe, che è raro trovare. Mi sono commosso da spettatore, vedendo il film, che è un mix ideale tra Piccole donne e Sex and the city”. Rubini, invece, ricorda il suo esordio proprio con Piccioni: “Mi prese per Il grande Blek, quando non sapevo cosa fosse un autore. Gli devo tantissimo, la mia storia umana è legata a questo incontro. Lo amo per la sua libertà, la sua profondità e la sua spregiudicatezza, perché ha avuto coraggio, in un’epoca priva di cultura, di citare Flaubert e Godard”.

 

 

 

 

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