domenica, 11 dicembre 2016

Piacere, Ettore Scola

Piacere, Ettore Scola

Roma, 16 settembre (Fr. Pierl.) – Questa ”non vuole essere una mostra radical chic nè con effetti speciali. Vuole rappresentare l’essenza di Scola, che va vista e letta”. Lo dicono i due giovani curatori, Marco Dionisi e Nevio de Pascalis, parlando di “Piacere Ettore Scola”, la grande esposizione dedicata al cineasta, che sarà dal 17 settembre al’8 gennaio al Museo Carlo Bilotti, nel cuore di Villa Borghese a Roma.
La lettera dei fratelli Capone in Totò, Peppino e la malafemmena, che il regista aveva contribuito a scrivere, la sua sedia sul set dell’ultimo film, Che strano chiamarsi Federico, un telex di solidarietà a Martin Scorsese, il macinino da caffè di Una giornata particolare e la macchinina rossa a pedali di La famiglia, il costume di ‘Pulecenella’ Troisi in Il viaggio di Capitan Fracassa, il modellino di scenografia di Concorrenza sleale . Sono solo alcuni fra gli oggetti, che insieme a centinaia fra foto, lettere, sceneggiature, premi (dalle quattro nomination all’Oscar all’Orso D’argento a Berlino), brani video, tra i quali un’intervista inedita, disegni, che tracciano il percorso nel mondo di Scola, tra pubblico e privato. Il regista, scomparso a gennaio, aveva aperto ai due curatori, le porte dei suoi archivi in occasione del primo allestimento, nella sua terra natale, l’Irpinia, nel 2014. Dopo Roma, la Mostra è già stata richiesta da Milano e Parigi.

”Quando siamo andati a chiedere a Ettore Scola, da perfetti sconosciuti, di poter lavorare a una mostra su di lui, ci disse subito di no, convinto che non sarebbe interessata a nessuno una mostra del genere e di dedicarci a qualcun altro più importante, come Monicelli – spiegano Dionisi e De Pascalis -. Noi però gli abbiamo dimostrato di conoscere a fondo anche le parti della sua carriera meno note, come il periodo da Vignettista al Marc’Autelio e gli esordi come sceneggiatore e si è convinto. Ci ha seguito passo passo, e più andavamo avanti più era contento. Ci ha anche ringraziato, e questo per noi è stato il riconoscimento più grande, per avergli ricordato delle cose che aveva fatto di cui si era dimenticato”.

Alla prima parte sulla carriera del regista, con l’arrivo da Trevico a Roma, gli esordi al Marc’Aurelio, gli esordi da sceneggiatore fino a diventare regista, se ne aggiunge una seconda, concentrata dul rapporto con i collaboratori, gli attori, i premi, e il suo impegno politico, l’amore per il teatro.

”L’ondata di affetto e riconoscenza per papà che abbiamo ricevuto da quando è morto ci ha sorpreso e commosso, da mesi giro tutto il mondo per gli omaggi che gli stano rendendo – spiega Silvia Scola, figlia del regista, che ha scritto con lui otto film -. La mostra credo ne catturi l’umanità, l’essere stato un osservatore di questo Paesi, uno sperimentatore e un innovatore che si è dedicato anima e corpo a tutto ciò che ha fatto”. La vedova del regista Gigliola pensa che ”Anche Ettore non avrebbe mai immaginato una tale dimostrazione verso di lui”.

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