sabato, 21 settembre 2019

Phoenix, ho lasciato a Joker il suo mistero

Phoenix, ho lasciato a Joker il suo mistero
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Venezia, 31 agosto (Red. Cin) “Volevo fosse personaggio difficile da definire a cui nessun psichiatra potesse mai attribuire una patologia specifica. Al mio Joker serviva rimanesse sempre un’aura di mistero”. Lo dice Joaquin Phoenix, interprete, (con una prova d’attore che con molta probabilità lo riporterà in corsa per gli Oscar) di una storia delle origini del supervillain nemico di Batman in ‘Joker’ di Todd Phillips, presentato in concorso (Venezia 76) alla Nostra Internazionale del Cinema.

Il regista, devia dai canoni del cinefumetto, scegliendo una strana più intimista e sociale. Conosciamo il protagonista quando è ancora semplicemente Arthur Fleck, uomo dimesso con qualche problema neurologico e psicopatologico di cui più avanti si conoscono le cause (è preso, ad esempio da una risata incontrollata) che in una
Gotham City brutta, sporca e cattiva, fa Clown di giorno, e la notte aspira a essere comico di cabaret. L’ennesimo sopruso subito lo porta a una reazione violenta, che dà il via alla trasformazione nell’alter ego Joker, che senza volerlo, ,ma per suo sommo divertimento, dà il via a una violenta rivolta di classe per le strade della città. Nel cast anche Robert De Niro,nei panni di un re dei talk show adorato da Murray. Una sorta di figura paterna come lo diventa, alternando, amore e odio, per una rivelazione della madre, anche Thomas Wayne, papà del futuro Batman, Bruce, che qui conosciamo ancora bambino.

“Sono stato sempre attratto dalla complessità di Joker e ho pensato che sarebbe stato interessante esplorarne le origini visto che nessuno lo aveva ancora fatto- spiega Phillips -. Parte del suo mistero stava proprio nel non avere un’origine definita, quindi Silver Scott e io ci siamo seduti a scrivere una versione di come poteva essere prima che tutti lo conoscessimo. Abbiamo conservato certi elementi canonici e abbiamo ambientato la storia in una fatiscente Gotham City a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, epoca a cui risalgono alcuni grandi studi di personalità del cinema che amo. L’abbiamo scritta pensando a Joaquin Phoenix perché quando recita è capace di trasformarsi e va sempre fino in fondo. Speriamo di aver creato un personaggio per il quale emozionarsi, per cui parteggiare, fino al punto in cui non sarà più possibile”- E l’attore, che condisce il suo Joker con movenze da slapstick, sottolinea di non essersi a nessuno degli altri Joker del piccolo grande schermo, da cesar romero della serie tv anni ’60 a Jared leto in Suicide Squad, passando, fra gli altri per Jack Nicholson e Heath ledger: una delle maggiori difficoltà è stata la risata. Ancora prima della sceneggiatura avevamo messo a punto un riso che avesse una sua parte dolorosa e poi, su questa risata abbiamo addirittura fatto delle prove perché non risultasse ridicola”.

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