mercoledì, 30 settembre 2020

Oliver Stone, ‘Cercando la luce’ tra lotta al sistema e sfide

Oliver Stone, ‘Cercando la luce’ tra lotta al sistema e sfide

Roma, 24 agosto – (Fr. pierl) – Un’autobiografia, ‘Cercando la luce’ (edita in Italia da La nave di Teseo) che si ferma ai suoi primi 40 anni perché “rappresenta la chiusura di un ciclo: interrompo il racconto (dopo Platoon, ndr) nel momento in cui si realizza il sogno che avevo nutrito e desiderato, e per cui avevo lottato con sudore e sangue tra passi indietro e delusioni”. Lo spiega Oliver Stone a Roma, dove apre con ‘Wall Street’ il programma di proiezioni di Alice nella città al Timvision Floating theatre sul laghetto del’ Eur, arena estiva ‘galleggiante’ per 150 persone distanziate a proiezione.

‘Wall street’ scelto da Alice nella città “rappresenta l’inizio di un nuovo ciclo, è per me un film molto importante perché mi ha portato a collaborare con mio padre, che aveva lavorato a Wall street per 45 anni. Lui però non ha potuto vederlo, è morto nel 1985 e il film è uscito nel 1987”. Stone decise di realizzare la storia “perché nessuno parlava più al cinema del mondo dei grandi affari, con qualche eccezione. Quando è uscito Wall Street il tema ha fatto notizia. C’era una sorta di moda, personaggi come Gordon Gekko (protagonista della storia, interpretato d Michael Douglas, ndr) diventavano tema da prima pagina. Nei giorni a Wall Street di mio padre non si parlava mai di soldi, era volgare, ma negli anni ’80 è cambiato l’atteggiamento verso il denaro, con persone volgari come Donald Trump”. Un passaggio epocale che Stone potrebbe raccontare anche in un secondo volume della sua autobiografia, dal 1987 ad oggi: “C’è molto da dire, con Reagan e la trasformazione di Wall Street, i soldi in America diventano la cosa più importante. Iniziano a dominare la politica e l’entertainment, le corporazioni diventano sempre più grandi”. Oggi fare il regista, per lui, “è molto più difficile. Basti pensare che ‘Snowden’ è stato finanziato da Germania e Francia, molto poco dagli Usa”.

E “una cosa molto deprimente – aggiunge – Dopo il 2001 è diventato quasi impossibile realizzare un film critico sulla politica estera americana. C’è una forma di censura che è economica”. Il governo americano d’altronde “da sempre ha un forte controllo su film e fiction – sottolinea . Un’ingerenza che a Hollywood passa anche per il supporto alla realizzazione delle scene di guerra. Io non l’ho mai avuto; hanno rifiutato Platoon, perché per loro in Vietnam non c’era stato fuoco amico e non si uccidevano donne e bambini. Lo stesso per Jfk… continuano a dire bugie su bugie”.
Stone è all’inizio di un tour italiano, che lo porterà il 25 al Pesaro Film Festival; il 26 a Fano per Passaggi Festival, il 27 alla Rotonda di Senigallia, il 28 alla Villa Vitali di Fermo,; il 2 settembre, a Bassano del Grappa, per la chiusura della Milanesiana e a inizio settembre alla Mostra del Cinema di Venezia dove riceverà il Kinéo Life Achieving Award.

Per il cineasta, che non si è mai fatto spaventare dalle polemiche (anche recenti, quando ha riaffermato di non credere a un’interferenza della Russia di Putin nelle presidenziali del 2016), non mancano domande sulle prossime elezioni Usa e Donald Trump: “Non penso vincerà, credo l’altro tizio prevarrà, ma sia con Democratici che con i Repubblicani abbiamo gli stessi problemi. Sono orientati soprattutto alla spesa militare, che è di un trilione di dollari l’anno – dice -. Negli Usa non si spendono soldi sulle infrastrutture, le strade, i servizi, sono stati tagliati i budget per trovare antidoti ai virus. Si investe invece sull’estero per cambiare regimi, anche attraverso il soft power. Nessuno dei due partiti mette in dubbio questa linea, ed è sbagliato, non è democrazia. Non esiste negli Stati Uniti un partito per la pace, è molto disturbante e dovrebbe inquietare anche voi in Italia, che credo siate il Paese con più basi americane dopo la Germania”.

Leggi anche