venerdì, 4 dicembre 2020

Non si vede bene che col cuore…

Non si vede bene che col cuore…

Venezia, 7 settembre (Fr. Palm./ Servizio video di Stefano Amadio) – Si vede anche senza gli occhi e persino meglio, in modo più puro, più vero, oltre le apparenze: Silvio Soldini lo comunica bene con Il colore nascosto delle cose, con Valeria Golino nel ruolo di una donna che ha perso la vista da ragazza ma possiede una sua luce, capace di osservare e sentire molto più di chi, il buio, lo porta dentro di sé.

Il film, da domani nelle sale, è stato presentato fuori concorso alla Mostra, dove Soldini 24 anni fa portava Un’anima divisa in due, che fece vincere a Fabrizio Bentivoglio la Coppa Volpi. Con la Golino, il regista aveva già lavorato per Le acrobate, mentre per la prima volta ha diretto Adriano Giannini. Nel cast, tra gli altri, anche Anna Ferzetti, Laura Adriani e Valentina Carnelutti.

Teo è un pubblicitario che brilla nel campo professionale ma non in quello privato, in fuga da se stesso, dalla sua famiglia d’origine e dalle responsabilità. Si divide tra fidanzata ufficiale e amante, tra bugie e cellulare che squilla incessantemente. Quando incontra Emma, cieca da tanto tempo, che ha imparato a convivere con il suo handicap, fa l’osteopata e sa muoversi autonomamente conducendo quasi un’esistenza “normale”, si sente attratto da lei. All’inizio per gioco, per scommessa e forse anche per curiosità, per provare qualcosa di nuovo e stare con una donna diversa da quelle che frequenta, senza stringere mai un legame profondo e senza amare davvero. I loro due mondi, così opposti, sembrano trovarsi, incastrarsi, compensarsi. E aiutarsi a vicenda. Ma cambiare non è facile. E non lo è neanche aprirsi al sentimento, affrontare ombre e conti in sospeso col passato, rimettersi in gioco. Trovare il coraggio e ricominciare.

Nel 2013 Soldini aveva girato il documentario Per altri occhi, che lo ha avvicinato alla realtà dei non vedenti e lo ha poi spinto a scrivere, con Doriana Leondeff e Davide Lantieri, la sceneggiatura del film: “Grazie al documentario mi sono accorto quanto la vista ci porti a giudicare e a stare in superficie – afferma il regista – Siamo abituati a fare una scannerizzazione delle persone che abbiamo davanti, a decidere cose senza conoscerle. Invece si può andare in profondità e scoprire qualcuno attraverso la sua energia e con l’ascolto. Emma non giudica Teo e l’ascolto che gli dedica è diverso da quello di tutti gli altri. E anche delle mie amiche cieche, grazie all’ascolto, avevano già visto in testa il film, quando ancora c’era solo il soggetto. Mi ha molto colpito, questo”. Conferma la Leondeff: “E’ stata una grande lezione per tutti, perché abbiamo fatto attenzione a delle cose che solitamente sfuggono. Siamo usciti arricchiti da questa esperienza”.

Per Soldini, in persone come Emma, è da ammirare “la grande forza di accettare che si è ciechi e di essere visti così da tutti noi, così come di riuscire a reagire con vitalità dopo un momento di depressione, assumendosi il carico di vivere, perchè la vita è una”.

Valeria Golino racconta come è stato rinunciare ad avere gli occhi, ma aver prestato i suoi al personaggio: “Se parlassi di tutte le difficoltà, sarebbe un discorso lungo – dichiara – La vera difficoltà era non vedere vedendoci, avere un’astrazione e isolarsi dal mondo, facendo un lavoro di autodeterminazione. Per un attore è strano non poter utilizzare gli occhi per far passare il sentimento attraverso di essi, introiettando le emozioni, perché per chi fa il mio mestiere è l’esatto contrario, gli occhi sono degli alleati. Ma il percorso fatto è stato intenso e anche divertente, ho conosciuto persone particolari e interessanti che mi hanno accolto e tutto questo ha reso l’esperienza indimenticabile”.

Per Giannini, il suo Teo “è il personaggio più cieco di tutti. Parte come un disgraziato che tradisce e ne combina di tutti i colori, mentre Emma è portatrice di verità. E’ lei che lo rapisce e lo costringe a guardarsi dentro”.

D’altronde, anche il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry diceva che “Non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi”…

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