sabato, 25 novembre 2017

Nastri Doc: finale con scoop

Nastri Doc: finale con scoop

Roma, 4 marzo (red.Cin) – Papa Francesco si china a stringere la mano a Fidel Castro e mentre il lider maximo, in tuta blu, sulla sedia a rotelle, sembra fare perfino fatica ad ascoltare lo saluta in spagnolo con un’ironica familiarità. Gli prende la mano e dice: “Ehi prima o poi regalamelo un  Padre nostro…”. Una sequenza che in un lampo chiude alla Casa del Cinema la maratona dei Nastri d’Argento per i documentari. E la platea di fronte a Gianni Minà – Nastro speciale dell’anno- esplode letteralmente nell’applauso finale del pomeriggio dedicato al palmarès del cinema meno glamour, quello che valorizza tra racconto e giornalismo, la migliore produzione in un’area fortemente in crescita ma ancora poco valorizzata dal mondo dei premi.

Minà, che prima del Nastro ha ricevuto nei suoi 55 anni di giornalismo, tra i riconoscimenti prestigiosi, solo un Premio alla carriera della Berlinale, dice: “Ho capito in un lampo che stava accadendo qualcosa di irripetibile in quell’attimo. Sapevo che quell’incontro fra il Papa e Fidel Castro sarebbe stato un momento in ogni senso irripetibile. Non dimenticherò mai il momento in cui, dopo un’ora di incontro in cui avevano parlato di tutto, compresa la formazione ‘comune’ – se si può dire così – dai Gesuiti, il Papa lo ha salutato con quella frase che ora resterà nella storia”. Naturalmente è tutto in un film, com’è  in un film di Gianni Minà L’ultima intervista di Fidel, la quarta in una vita, presentato con grande successo anche a Toronto e ora ottima motivazione per sottolineare lo straordinario rapporto di Minà con il mestiere di una vita.

Prima di questa conclusione la serata dei documentari ha proposto l’incontro con autori e protagonisti che hanno letteralmente conquistato la sala. Entusiasta e orgoglioso del Premio, forse il meno annunciato del palmarès Carmine Amoroso che ha dedicato il Nastro a Porno e libertà “ai ribelli, a chi è ‘contro’ e agli anticonformisti perché è un film che vuol essere una difesa non solo del mondo del porno, ma anche della libertà d’espressione”. Qualcosa che ai giornalisti del cinema sta storicamente a cuore, come ha ricordato Laura Delli Colli.

Ha detto che i giornalisti hanno avuto coraggio e non è stato il solo, Amoroso, a sottolineare l’importanza, quest’anno, di scelte che hanno privilegiato i contenuti più forti soprattutto nell’attualità, guardando con attenzione al sociale e ai film più piccoli, alla scoperta, alla novità, alla ricerca, al talento inedito e magari più indipendente. Una serata con portagonisti speciali come Lou Castel protagonista dell’anno e ospiti speciali, da Renzo Arbore al grande Roberto Herlitzka, alla signora Carla Welby che ha emozionato con il racconto della lucidità di una fine assistita che per la prima volta ha aperto il dibattito sul tema in questi giorni rovente, nella quale non è mancato il rapporto con la memoria e sono state applaudite Eleonora Brown, Antonella Lualdi supporter di Gianni Verdesca e del suo Sciuscià 70, 70 proprio come gli anni del Sngci che lo ha premiato.

Tra i docufilm, si è imposto Naples ’44 di Francesco Patierno, mentre per la categoria “cinema e spettacolo” il riconoscimento è andato a Acqua e zucchero: Carlo di Palma, i colori della vita dell’iraniano Fariborz Kamkari. Di Palma aveva ricevuto quattro Nastri, nella sua vita, ha ricordato Adriana Chiesa: “I Nastri d’Argento erano tra i premi preferiti di Carlo, era fiero di averne avuti tanti e li ha sempre voluti nel suo studio. I giornalisti lo hanno seguito con affetto, forse per questo stasera qui mi sento in famiglia”.

Tre i Nastri speciali: con Gianni Minà Giorgio Pressburger alla carriera e Steve Della Casa per Perché sono un genio! Lorenza Mazzetti realizzato con Francesco Frisari e per Nessuno ci può giudicare, firmato con Chiara Ronchini, sulla stagione dei ‘musicarelli’. Assente la Mazzetti, che ha avuto un piccolo infortunio, ha mandato un messaggio nel suo stile ‘geniale’. Tra cinema e giornalismo, Minà oltre il Papa e Fidel, ha festeggiato i suoi oltre 50 anni di intenso lavoro dicendo con sincerità:  “Non sono uno che sta bene a tutti, ho giocato le mie carte, ho vinto e sono stato sconfitto ma ho sempre avuto la volontà feroce di raccontare quello che mi passa vicino e l’ho fatto per una vita con divertimento e sacrificio. Perché  fare il proprio mestiere significa anche decidere di seguire il Papa a Cuba e avere l’ultima intervista di Fidel Castro”.

Pressburger era lontano da parecchio dalla scena cinematografica: “E’ un vero premio, questo. Non ci contavo più perché da tanto non faccio cinema”, afferma il regista che ha vinto il Globo d’oro più di 30 anni fa con Calderon e proprio alla Casa del Cinema ha rincontrato Lou Castel, protagonista dell’anno per A pugni chiusi di Pierpaolo de Sanctis: “Non lo vedevo da quasi mezzo secolo – racconta Pressburger – Ci siamo conosciuti in un teatrino di Roma, quando lessi un testo teatrale di Pinelli. Al termine della lettura, venne nel camerino un ragazzino biondo che parlava male l’italiano ed era lui. Mi chiese informazioni per iscriversi alla scuola di teatro e da quel momento l’ho rivisto solo oggi, di nuovo”.

Grandi applausi per Castel, anche lui fuori dai riflettori da tempo: “Aspettavo il giorno in cui sarei tornato – dichiara – Ho rifiutato tanti premi ma questo Nastro lo voglio, perchè parla del passato ma anche del presente”.

Tra gli ospiti, premiatore d’eccezione, Renzo Arbore ha consegnato il Nastro Speciale (per cinema e spettacolo) a Fabrizio Corallo per Dino Risi Forever (cento anni ma non li dimostra). Tra i due, un lungo legame professionale e d’amicizia: “Fabrizio cominciò proprio con me, quando lo presi come aiuto regista de Il Papocchio – racconta Arbore – E ancora adesso lavoriamo insieme, stiamo girando tre puntate su Mariangela Melato per Rai Storia”. Corallo ha dedicato il premio “a Risi, maestro di disincanto e leggerezza” e anche ai suoi figli, Marco e Claudio, “che ne tramandano la memoria. E poi anche ad Arbore e Minà, che sono qui e mi sopportano, e supportano, da sempre”.

I premi speciali sono stati assegnati anche a Pippo Delbono per Vangelo (che ha dato il suo saluto in collegamento telefonico), al documentario Franca.Chaos and Creation di Francesco Carrozzini e a Franco Mariotti ‘esordiente’ per Alcide De Gasperi-Il miracolo incompiuto.

Tra le menzioni speciali, per l’attenzione al sociale, commovente la consegna de premio a Love is all.Piergiorgio Welby, autoritratto di Francesco Andreotti e Livia Giunti, alla presenza della moglie di Welby, Carla, che ha ringraziato i due registi perchè “hanno capito profondamente quanto Piergiorgio fosse attaccato alla vita e quanto noi fossimo coinvolti”. E Livia Giunti aggiunge: “Ci abbiamo messo 10 anni per fare il film, molti ci dicevano che era un tema delicato e di nicchia, ma non ci siamo scoraggiati. E proprio in questi giorni non si parla d’altro che di eutanasia”.

Le menzioni di questa categoria sono andate anche a Crazy for football di Volfango De Biasi, Dustur di Marco Santarelli, Ero Malerba di Toni Trupia e Non voltarti indietro di Francesco del Grosso. Per il cinema del reale, invece, menzioni ad Assalto al cielo! di Francesco Munzi e a Femminismo! di Paola Columba. E ancora, per cinema e spettacolo, menzioni a Claretta Carotenuto e al trio Fulvio Wetzl, Laura Bagnoli e Danny Biancardi, rispettivamente per La maschera e il sorriso- L’avventura artistica di Mario CarotenutoRubando bellezza.

Infine, il Premio Speciale per i 70 anni del SNGCI per Sciuscià ’70 di Mimmo Verdesca, che ha ritirato un è Nastrino con il numero 70 inciso, il primo di una serie che sarà consegnata il 22 marzo, giorno in cui all’Auditorium di Roma si riuniranno, insieme ai giornalisti cinematografici, i candidati italiani all’Oscar, per i festeggiamenti di un compleanno così importante.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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