sabato, 21 aprile 2018

Mustang, Turchia da Oscar

Mustang, Turchia da Oscar

Roma, 19 ottobre (Fr. Pierl) – La ribellione, con diversi esiti, di cinque sorelle adolescenti contro le oppressioni famigliari e sociali che spesso le donne devono ancora subire in Turchia: è la storia di Mustang della regista Deniz Gamze Erguven, opera prima girata in turco che rappresenterà la Francia per la selezione all’Oscar straniero. Una consacrazione, dopo la vittoria della Quinzaine des Realisateurs sulla Croisette, per un film, presentato da Alice nella Città alla Festa del Cinema di Roma, e nelle sale italiane dal 29 ottobre con Lucky Red.

Nata ad Ankara e cresciuta artisticamente in Francia (coproduttrice di maggioranza del film) la 37enne cineasta, diventata quest’anno anche mamma, spiega che ”è dal 2002, anno della vittoria alle elezioni dell’Akp, il partito di Erdogan che i politici sono tornati a parlare insistentemente della condizione della donna della società, rimettendo in discussione diritti acquisiti. C’è chi vorrebbe imporci persino di non ridere in pubblico o dirci quanti figli dovremmo avere”. Ma come reagisce la società turca? ”Anche nelle città la situazione non è omogenea, c’è una gioventù molto brillante e moderna ma resistono anche fasce della popolazione molto conservatrici”.
La prospettiva scelta dalla cineasta sull’argomento è quello di sei sorelle adolescenti, Sonay (Ilayda Akdogan), Selma (Tugba Sunguroglu), Ece (Elit Iscan), Nur (Doga Zeynep Doguslu), e la più giovane, Lale (Gunes Nezihe Sensoy), brillanti, piene di vita e molto unite, rimaste orfane dei genitori e cresciute dalla nonna in un villaggio sul Mar nero. Una banale giornata di giochi in acqua con alcuni compagni di classe, trasforma la vita delle ragazze in un incubo. Il loro comportamento ”indecente” fa scatenare un controllo asfissiante, con tanto di sbarre alle finestre, e requisizioni di telefoni, computer, make up, e tutto quanto potrebbe ‘corromperle’. La casa si trasforma in una ‘fabbrica per mogli’, con tanto di lezioni di cucina e gestione domestica. Le ragazze si ribellano finché possono (come con la fuga a una partita di calcio riservata solo alle donne) ma la nonna e lo zio, tanto bigotto quanto bieco, si attivano per farle sposare al più presto in nozze combinate. Tra le sorelle, c’è chi si adatta, chi cede, anche drammaticamente, e chi resiste, come Lale.
”La giornata al mare che scatena le chiacchiere dei vicini, è un fatto capitato a me – spiega la regista -. E anche l’episodio della ragazza portata la notte di nozze in ospedale per controllarne la verginità, perché non aveva perso sangue dopo il primo rapporto con il marito. Un ginecologo di Ankara mi ha detto che capita molto spesso”.
Dopo l’attentato di qualche giorno fa, come vede la situazione in Turchia? ”E’ molto instabile, il modello autoritario del governo vuole eliminare ogni dissenso, anche agendo contro la stampa, ma la gente continua a parlare. Come durante l’apartheid, c’è chi resiste”. Il film uscirà venerdì anche in Turchia: ”Non penso ci saranno boicottaggi, certo continuerà a esserci dibattito, ma finora non ci sono state reazioni violente, mi è giusto arrivata qualche lettera…”.

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