mercoledì, 8 luglio 2020

Mussolini torna nell’Italia populista

Mussolini torna nell’Italia populista
Photo Credit To Pietro Coccia

Roma, 29 gennaio (Francesca Pierleoni) – ”Eravate un popolo di analfabeti, dopo 80 anni torno e ritrovo un popolo di analfabeti” o ‘‘Siete senza sogni, in balia dei media sociali che vi rendono soli e pieni di rancore”. Sono fra le frasi lapidarie e gli slogan, che suonano così attuali e inquietanti, ascoltando molti dei candidati in campagna elettorale, che pronuncia il redivivo Benito Mussolini (reso con un’interpretazione straordinaria da Massimo Popolizio), nella commedia nera intrisa di satira sociale Io sono tornato di Luca Miniero, nelle sale in 400 copie dal 1 febbraio distribuita da Vision. Il film è il remake del successo tedesco Lui è tornato (2015) di David Wnendt basato sull’omonimo bestseller di Timur Vermes, dove a tornare, nella Germania di oggi, era Hitler.
Miniero con il cosceneggiatore Nicola Guaglianone è rimasto sostanzialmente fedele nella storia al film tedesco, anche se ”non avendo un demonio come Hitler, ma un parademonio, volevamo non giudicarlo, per poter raccontare in realtà gli italiani. Mi sottraggo da dubito all’accusa di un atteggiamento tenero del film verso il fascismo. Lo scandalo è da parte del nostro paesaggio morale, Mussolini è uno di noi, è questo che è difficile da sopportare”. Ancora più oggi che ”il suo fantasma gira molto nelle campagne elettorali. Rispetto a Hitler, ha lasciato un’eredità più forte,il populismo e lo sfruttamento dei media indiscriminato”. Per Guaglianone, ”questo è un personaggio che ci mette di fronte alle nostre mostruosità, non è lui che ci fa paura, siamo noi che facciamo paura”. E nel film, non mancano i saluti romani e le frasi nostalgiche per il fascismo, da parte degli italiani, ripresi in stile candid camera, al passaggio del finto/vero Mussolini.

Il duce, nella storia, si trova a riapparire misteriosamente in divisa grigia, fez, e piedi legati, oltre 70 anni dopo la sua morte, a Roma, nella multietnica Piazza Vittorio Emanuele II, nel 2017 di fronte, manco a dirlo, alla Porta Magica. Un evento del quale l’aspirante documentarista Andrea Canaletti (Frank Matano), trova traccia nelle sue riprese di un documentario su cosa voglia dire essere italiani. Credendo si tratti di un attore in piena full immersion, lo ritrova e gli offre di accompagnarlo, filmandolo, nella sua ‘missione’ di riconquistare l’impero. Mussolini,che intanto ha scoperto di trovarsi nel 2017 e conosce bene il potere dei media (scoprirà anche quello dei social), accetta. Insieme il duo inizia un giro per l’Italia: tra discorsi roboanti contro gli immigrati e l’assenza di veri politici (”sono scomparsi come il congiuntivo”), per il duce 2.0 arriva anche un format tv grazie alla ambiziosa Katia Bellini (Stefania Rocca) drogata di share. In mezzo a tanti italiani conquistati dalla dialettica vuota ma stentorea di Mussolini, sono poche le voci contro. Fra queste Nonna Lea (Ariella Reggio) di religione ebraica, che nonostante l’alzheimer, in una delle scene più intense del film, riconosce in quel personaggio che molti trovano buffo, il criminale capace di stermini e atti atroci. ”Mi sentivo molto responsabile per quella scena – spiega l’attrice, classe 1936 -. Ho visto nella mia vita Mussolini e sono stata testimone delle deportazioni, perché mia mamma era ebrea e la mia famiglia è finita ad Auschwitz… ho visto miei cuginetti partire”.

Mussolini che torna ”fa paura, non perché possa riportare il fascismo in Italia ma perché lo fa in un paese già populista e a renderlo tale è il sistema dei media – aggiunge Miniero -Lui, come molti politici di oggi non propone mai una soluzione”.

Nelle candid camera ”gli intervistati, dopo 30 secondi, reagivano come stessero parlando al vero Mussolini – racconta Frank Matano -. Partiva lo sfogo sulla società di oggi, e molti gli dicevano ”ti prego, torna”. Secondo l’attore, ”un sacco di gente, compreso mio nonno, che aveva in casa varie statue del duce, si è dimenticata di quello che Mussolini ha fatto. In quelle interviste notavo la nostalgia di un periodo storico mai vissuto. E mi impressiona oggi vedere miei coetanei che pensano la soluzione sia quella. Non sanno valutare la realtà”.

Secondo Popolizio ” Il rischio era di fare un film italiota, la trappola era di fare una parodia. Nessuno sa come fosse realmente nel privato Mussolini. Rod Steiger (In Mussolini, ultimo atto’ di Lizzani) è straordinario, ma quello era un dramma, la richiesta di questo film era diversa, come anche le reazioni rispetto al film su Hitler. Lì i tedeschi nel rivederlo per strada sono quasi schifati, in Italia vogliono farsi con Mussolini dei selfie”. Per rendere il personaggio divertente ”dovevamo farlo sul serio. E’ un ruolo di cui avevo un po’ paura, come sempre, perché è una parte che pone molti rischi, ma il mio 740 è nel teatro quindi non mi preoccupo troppo – aggiunge -. Se interpreti Riccardo III o un pedofilo in scena non lo giudichi perché agiscono all’interno della necessità della storia.
Tra i primi spettatori di ‘Sono tornato’ c’è stata la nipote del Duce, Alessandra Mussolini: ”Si è divertita e non si è offesa” si limita a dire Miniero.

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