martedì, 26 settembre 2017

Mungiu, insieme possiamo cambiare la società

Mungiu, insieme possiamo cambiare la società

Roma, 26 agosto (Fr. Pierl) – Se la società di oggi non funziona, ”è una responsabilità di tutti. Non siamo stati in grado di cambiarla, ma questo non deve portarci ad arrenderci e pensare solo a noi stessi e ai nostri figli. Dobbiamo prendere decisioni collettive per migliorare veramente le cose”. Ne è convinto il cineasta romeno Cristian Mungiu,  oggi a Roma per parlare di Un padre, una figlia (sarà nelle sale il 30 agosto con Bim), con cui ha vinto all’ultimo Festival di Cannes, la palma per la miglior regia, a nove anni dalla Palma d’oro per 4 mesi, tre settimane due giorni.

Anche stavolta, Mungiu, classe 1968, considerato la guida e il simbolo della ‘new wave’ del cinema romeno, che continua a vincere premi nei festival internazionali, ha messo al centro della storia un dilemma morale. Protagonista è infatti un chirurgo cinquantenne, Romeo (Adrian Titieni), che spera solo la figlia 18enne, Eliza (Maria Dragus), colga l’occasione al volo di trasferirsi per studio in Gran Bretagna (ha ottenuto due borse di studio), per costruirsi un futuro migliore. La ragazza però proprio il giorno prima dell’esame di maturità (necessario per ottenere la media necessaria richiesta dalle università britanniche) viene aggredita sessualmente e quasi violentata. Lo shock non le permette di rendere agli esami ma Romeo, non si arrende e pur di permettere alla figlia di partire, dimentica i suoi principi e in cambio di un aiuto per Eliza a truccare gli scrutini, aiuta un ricco potente  con il fegato sppappolato per il troppo bere, a saltare qualche posto nella lista d’attesa per un trapianto. Nel cast, fra gli altri, anche Lia Bugnar nei panni della moglie di Romeo, con cui è in crisi totale, e Malina Manovici, nel ruolo di Sandra, insegnate d’inglese di Eliza, con cui il protagonista ha iniziato una relazione seria.

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”C’è una differenza fra compromesso e corruzione – spiega Mungiu – Il compromesso si fa naturalmente e finisce per far parte del nostro quotidiano mentre la corruzione ci porta su una certa scala più ampia che coinvolge la società”. Nel film si parla ”della Romania ma mostro dinamiche che appartengono a molti altri Paesi”.

 

La generazione dei figli, è migliore di quella dei padri? ” Questa è la domanda intorno a cui ruota il film. Non lo so e non sono uno di quei registi a cui piace rassicurare il pubblico, per questo il finale è aperto. Nulla ci garantisce che Eliza non diventi come il padre – dice il regista -. Dobbiamo guardarci allo specchio, capire l’importanza di incarnare un esempio, offrire dei valori i nostri figli, creare le condizioni perché le generazioni successive sappiano incidere di più sul mondo che li circonda”. Mungiu sottolinea tuttavia la difficoltà a trovare spazio in Romania, per film come il suo: ”Le monosale in 25 anni sono passate da 400 schermi a 20, sempre per colpa della corruzione politica. Questo ci ha fatto perdere anche una generazione che andava al cinema, mentre oggi i ragazzi vedono i film, sul computer o gli smartphone. Per far vedere questo ho organizzato dopo il premio a Cannes, decine di proiezioni nel mio Paese. Una strada necessaria, se pensiamo che in molte città tra i 50 mila e i 100 mila abitanti, spesso non c’è neanche un cinema”.

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