domenica, 11 dicembre 2016

Mortensen padre “alternativo”

Mortensen padre “alternativo”

Roma, 17 ottobre (Fr. Palm.) – È un uomo di famiglia devoto, un po’ hippie e un po’ rivoluzionario, estremo in alcune scelte ma capace di mettersi in discussione, che ama la natura al punto da decidere di viverci immerso, rifiutando la società e il consumismo: ecco il padre che Viggo Mortensen interpreta in Captain Fantastic di Matt Ross, presentato alla Festa di Roma, in coproduzione con Alice nella Città. Good Films lo porta in sala dal 7 dicembre, dopo il successo già avuto al Sundance e a Cannes, dove ha vinto il Premio per la regia nella sezione “Un Certain Regard”.

Ben ha sei figli, quattro maschi e due femmine. Ha preso una decisione radicale: staccarsi “dal mondo civilizzato” e abitare nella foresta del Nord America, isolato da tutto e tutti, in modo quasi primitivo. I ragazzi non vanno a scuola, si rimediano il cibo cacciando, seguono rigide regole che lui gli impone. Un giorno, però, irrompe la vita vera: a causa di una tragedia improvvisa, il nucleo è costretto a mettere il naso fuori dalla campana di vetro in cui si è chiuso, affrontando tutto quello che fino a quel momento avevano evitato e sfuggito, ossia paure, pericoli, emozioni e contatto con gli altri. Sarà inevitabile, dunque, per Ben rivedere le sue idee, ritracciare dei confini di libertà e capire cosa significa davvero essere un genitore.

Il regista spiega che la storia non è autobiografica, ma ha degli elementi che fanno parte del suo vissuto: “Mia madre negli anni ‘80 viveva in Oregon facendo una vita alternativa, dormendo in una tenda, in isolamento. Ma io non volevo fare un film per parlare dell’essere fuori dalla società, la vicenda mi piace per i valori che trasmette e che, da padre, voglio tramandare ai miei figli”.

Mortensen è stato subito colpito dal copione: “È tra i più belli che abbia mai letto – dice – Mi ha attirato perchè racconta di un viaggio emotivo, degli ostacoli che ci sono sul cammino e di come un padre di sei figli se la caverà. Ci sono tante sorprese nel film, che all’inizio, dal titolo, credevo parlasse di un supereroe. Ma non è affatto così, è un road movie fisico e metaforico, in cui ogni personaggio cambia”.

L’attore ricorda il piacere di stare sul set: “Si respirava un’atmosfera piacevole e tutti volevamo lavorare, anche se si trattava di un film indipendente, con un budget limitato, girato in una location impegnativa, con un cast pieno di giovanissimi. Io personalmente non penso mai al budget, allo star system o al genere del film. Per me è importante aderire a un progetto che da spettatore vedrei al cinema”.

A chi chiede quali analogie e quali differenze ci siano con il personaggio, Mortensen risponde: “Anche io, come padre e come uomo, amo essere onesto con tutti, anche se non è facile e a volte devo mentire per non far male ai miei figli. Ben mi piace per il modello familiare che propone, basato sul dialogo aperto e sulla curiosità, anche se è più estremo di me ed inflessibile. Sono comunque innamorato di lui e da attore devo amare incondizionatamente il ruolo, è questo il mio compito”. Anche le contraddizioni sono concesse, anzi, sono un punto a favore: “Mi piacciono i film con personaggi contraddittori, tutti noi lo siamo – dichiara – Adoro il fatto che una storia possa sorprendere e non ci sia distinzione tra buoni e cattivi”.

Infine, l’attore si lascia andare a considerazioni schiette e senza peli sulla lingua sulla campagna elettorale americana: “La situazione è terribile, è una pessima versione di campagna presidenziale – sottolinea – Siamo tutti sconcertati, è imbarazzante. Ma purtroppo non siamo gli unici, accade anche in altre parti del mondo…”.

 

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