domenica, 24 settembre 2017

Moore, amerei lavorare con Guadagnino

Moore, amerei lavorare con Guadagnino

Giffoni Valle Piana, 16 luglio (Fr. Pierl) Essere genitore è una cosa che ho cercato, è stato un grandissimo regalo, e ai miei figli (Caleb di 19 e Liv di 15, avuti con il marito regista Bart Freundlich) come ai ragazzi qui a Giffoni voglio soprattutto dire di non sottovalutare quanto sia importante seguire le proprie passioni. Attraverso quelle potete arrivare a capire quello che veramente volete fare nella vita”. Parola di Julianne Moore, protagonista oggi di un incontro con i ragazzi al Giffoni Film Festival, dove ha ricevuto il premio Truffaut.
L’attrice prima coni giornalisti e poi rispondendo ai giovani giurati del festival, ha parlato del suo percorso d’attrice ma anche delle battaglie civili che porta avanti: “Negli anni ’70 ho scoperto la recitazione grazie a un’insegnante al liceo che mi ha detto che quella sarebbe potuta essere la mia strada. Poi un giorno sulla copertina di Time Magazine ho visto Meryl Streep, che era l’attrice emergente del momento. E’ diventata il mio modello, volevo fare quello che fatto lei” ha spiegato.
L’essere mamma, l’ha spinta anche ad impegnarsi nella battaglia per avere più regole sull’uso delle armi negli Usa: ”Il mio è un Paese dove il diritto ad avere un’arma è garantito dal secondo emendamento, quindi io preferisco parlare di sicurezza che di controllo sulle armi. Bisogna convincere le persone che come sono servite regole per far sì che le auto non fossero strumenti mortali, così bisogna fare per le armi”. Sente questo impegno più forte ora che c’è Trump come presidente? ”E’ una battaglia che sento di dover portare avanti, come cittadina e come madre, qualunque sia l’amministrazione al governo”.
In ogni modo l’attrice ha contestato anche le politiche del presidente Usa anche partecipando a una campagna contro le limitazioni all’immigrazione: ”In America, a parte gli indiani nativi siamo tutti immigrati, anch’io sono di prima generazione. Gli Stati Uniti sono stati fatti grandi e devono la loro identità all’immigrazione”. Tra gli incontri professionali che più l’hanno influenzata ci sono quelli con Robert Altman (”il suo lavoro mi ha ispirato profondamente come attrice”) o con Todd Haynes, che l’ha diretta in Safe, Lontano dal paradiso e ora nel fantasy Wonderstruck, per il quale potrebbe ottenere una nuova nomination agli Oscar: ”Todd ha una voce così originale, è un grande artista e ha un’anima bellissima”, dice. Per quale altro film, le sarebbe piaciuto ricevere un Oscar? ”Sarei stata felice di riceverlo per uno qualunque – risponde sorridendo -. E’ un riconoscimento che ti cambia la vita, perché ti viene dato dalle persone con cui lavori e che stimi, dai colleghi”.

Ha mai avuto proposte di film italiani? ”No e mi chiedo perché, mi piacerebbe”. Tra i cineasti italiani, ”amerebbe lavorare con ”Luca Guadagnino, è fenomenale”. Ora si sta godendo la vacanza in Italia: ”L’area della costiera amalfitana è spettacolare (alloggia in un albergo extralusso a Ravello, ndr). Sto vivendo un’esperienza sensoriale, tra cibo, acqua e incontri con le persone. E’ un luogo molto accogliente e positivo, c’è una bellezza assoluta”.

Tra i prossimi film, ha in uscita Kingsman: The Golden Circle di Matthew Vaughn, sequel delle avventure delle elegantissime spie british dove lei fa la ‘cattiva’ e Suburbicon, commedia nera di George Clooney, che potrebbe debuttare, stando alle indiscrezioni, a Venezia, scritto dai fratelli Coen: ”George è un uomo molto generoso e divertente riesce a creare un’atmosfera magnifica sul set”, spiega. Che consiglio darebbe al neo papà? ”Di prepararsi a passare tantissimo tempio a giocare”, dice l’attrice che è anche autrice di libri per bambini. Ha anche in preparazione per Amazon una serie tv da 160 milioni di dollari, ancora senza titolo, diretta da David O. Russell e interpretata con Robert De Niro: ”sarà la storia di una grande famiglia con moltissimi personaggi, gireremo a New York, perché David, Bob ed io viviamo là”, e per il grande schermo la versione americana di Gloria, premiato a Berlino nel 2013 per l’interpretazione di Paulina Garcia, che come l’originale cileno, sarà diretto da Sebastian Lelio. (ANSA).

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