sabato, 23 settembre 2017

Moglie e marito, se io fossi te…

Moglie e marito, se io fossi te…

Roma, 6 aprile (Fr. Palm.) – Nei panni dell’altro… e non solo metaforicamente: Pierfrancesco Favino diventa Kasia Smutniak e Kasia Smutniak diventa Pierfrancesco Favino nell’esordio di Simone Godano Moglie e marito, in cui i due attori si trasformano reciprocamente e si scambiano sesso, mente e comportamenti.

Il film, interpretato anche da Valerio Aprea, nelle sale dal 12 aprile con Warner, parla della coppia e di quanto sia difficile restare insieme, uniti, nel tempo, senza perdersi. Sofia e Andrea sono sposati da 10 anni e hanno due figli, ma oggi sono in piena crisi, non si parlano nè si capiscono più. Proprio quando la parola “divorzio” entra nei loro discorsi, dopo l’ennesimo scontro, accade qualcosa di incredibile: Andrea, che di mestiere fa il neurochirurgo e ha creato un macchinario che serve per conservare la memoria, agendo sul cervello, chiede a Sofia di sottoporsi  ad un esperimento. Collega così degli elettrodi alle loro tempie e… dopo un cortocircuito, quando torna la luce, Andrea è entrato nel corpo di Sofia e viceversa. Cosa fare? Come muoversi? In attesa di capire come risolvere il problema, la vita intanto preme, deve andare avanti e non si può fermare. I due, quindi, sono costretti ad iniziare questo viaggio assurdo ma anche molto interessante e costruttivo, che li porterà a provare empatia e ad entrare in connessione, per la prima volta, davvero. E forse l’amore non è perso del tutto…

Il regista, che ha un passato da cortista, è stato contattato dal produttore del film, Matteo Rovere, che gli ha proposto la storia: “Quando ho letto la sceneggiatura, scritta da due donne, Giulia Steigerwalt e Carmen Danza, l’ho amata immediatamente, come un colpo di fulmine. Ho iniziato a pensare come raccontare la vicenda e insieme a Matteo ho deciso di cavalcare un’onda realistica, anche se lo spunto era di fantasia. Non volevamo chiudere il film dentro dei paletti, ci piaceva l’idea della libertà, di non costruire tutto a tavolino e di non limitarci ad un unico genere. Il tono usato è senz’altro quello di una commedia, senza prenderci troppo sul serio, ma l’intento era emozionare e divertire con un registro sincero”.

Godano è soddisfatto del risultato: “Il film è venuto esattamente come avevo immaginato e questo ha ancora più valore, perchè si tratta di un’opera prima – dice – Prima di tutto è un film sull’amore, sull’accettare le incompatibilità, che vanno viste come una vittoria e non come una sconfitta o un compromesso”. Importantissimo il lavoro con i due protagonisti: “Ho avuto due ‘mostri’ che si sono prestati al gioco e tutto è stato più facile – sottolinea – Kasia e Pierfrancesco sono dei veri fuoriclasse, due professionisti. Ci siamo divertiti tanto e tra noi ci vogliamo davvero bene, come credo si capisca, vedendo il film. Quando c’è alchimia, c’è una marcia in più”.

Cosa ne pensano loro? Racconta Favino: “Con Kasia abbia lavorato molto insieme, facendo prove per ‘spiarci’. Io, per diventare lei, ho rivisto anche alcuni suoi film e alcune sue interviste, per capirla meglio e scoprire come guarda e come muove la bocca. Ma dovevo interpretare Sofia e non Kasia, quindi il salto carpiato è stato doppio, per entrare nel mondo di una donna”. Il pregio del film, per lui, è che “gioca sui clichè come fanno le commedie degli equivoci, basate sul concetto del doppio e sull’identità, ma qui c’è anche uno sviluppo della storia. Si parte da una situazione fantastica e si mostra quello che davvero succede in una coppia, come si dessero delle istruzioni per l’uso. Io stesso proverei a mettermi nei panni della mia compagna, per un po’, così la conoscerei e la rispetterei ancor più di quanto faccio già. Ed è bello che anche i più giovani aspettino curiosi il film, che racconta quanto ci sia bisogno l’uno dell’altro per essere completi, in un’epoca in cui si parla di crisi dell’uomo e dell’indipendenza delle donne”.

Kasia spiega di aver fatto “un lavoro molto fisico, ma per lo più mentale. Per sviluppare i gesti, partivamo dall’idea di cosa avrei fatto io se mi fossi trovata nella stessa situazione del personaggio. Con Piefrancesco ci siamo studiati tanto, ma poi il lavoro si è svolto in funzione della sceneggiatura, non della singola performance. Trovare la misura è stata la cosa più difficile, quando ero in scena da sola non ero sicura, la presenza di Piefrancesco mi ha aiutato, con lui sul set era tutto più semplice”.

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