sabato, 11 luglio 2020

Moccia e l’ansia di essere “online”

Moccia e l’ansia di essere “online”

Roma, 23 ottobre (Fr. Palm./Servizio video di Stefano Amadio) – Ne è passata di acqua sotto il ponte (Milvio…) tra i ragazzi di Tre metri sopra al cielo e quelli di Non c’è campo: cambiati tempi, società ed abitudini, Federico Moccia torna al cinema con un racconto generazionale 2.0 degli adolescenti di oggi ma anche degli adulti, dipendenti dalla tecnologia, in un’epoca in cui ci si sente (s)persi senza il cellulare attivo.

Il suo nuovo film, prodotto da Fabula Pictures e in sala con Koch Media dal 1 novembre, parte da questa domanda/realtà: cosa accade se il telefonino non prende e si è costretti ad essere “offline”, lontani dai social, dai messaggi e dal continuo contatto con il mondo? Sullo schermo, è ciò che vivono alcuni liceali, portati da due insegnanti in un piccolo paese pugliese, Scorrano, per una visita culturale di una settimana. La gita inizia malissimo, appena tutti si rendono conto del blackout telematico: non c’è connessione, non c’è wi fi, non si può nè scrivere, nè chiamare… ed è subito panico. Solo in un unico punto appare un segnale e quando i ragazzi lo scoprono… ma mettere da parte gli smarphone per un po’, siamo sicuri che abbia solo lati negativi?!

“Per il mio ritorno alla regia, ho scelto di raccontare una storia di impatto emotivo, unendo la conoscenza del mondo dei giovani con l’attualità della società moderna – dice Moccia, che ha diretto, tra gli adulti, Gian Marco Tognazzi, Vanessa Incontrada, Corrado Fortuna e Claudia Potenza, mentre tra le nuove leve ci sono, tra gli altri, Beatrice Arnera, Mirko Trovato, Eleonora Gaggero e Caterina Biasiol –  Con le sceneggiatrici Chiara Bertini e Francesca Cucci, siamo partiti da un’idea semplice e tuttavia essenziale in questo momento storico: la nostra vita è intasata da Facebook, Whatsapp, Snapchat, Twitter e Instagram, cose che fino a pochi anni fa erano impensabili e ora sono indispensabili”.

Farne a meno, è impossibile: “Una vita senza l’accesso alla comunicazione sembra che non si possa condurre, ne risentirebbero il lavoro, i rapporti personali e anche la nostra autostima – afferma Moccia – Naturalmente non è vero, è solo un’illusione dovuta all’intossicante presenza dei social media che pervadono ogni ambito della quotidianità. La tecnologia ha preso il sopravvento e non solo i ragazzi nati nel 2000 non hanno conosciuto altra realtà, ma anche gli adulti hanno ormai col cellulare un legame molto stretto e lo portano sempre in tasca perchè lì dentro c’è il loro mondo”.

Staccarsi da questo, cosa comporta? Per Moccia, “Il ritorno all’era prima di Internet e pre-connessione è la sfida che devono affrontare i protagonisti del film. Re-imparare a stringere rapporti umani, a guardarsi negli occhi e sostenere il peso di ciò che dicono, non più nascosti nell’anonimato della rete, che spesso fa sentire invincibili”.

Dirigere un cast di “senior” e “junior” è stato interessante, per lo scrittore e regista: “Mi è piaciuta questa unione, i giovani mischiati ai ‘veterani’ – conclude – Sono stato, inoltre, contento di incontrare Tognazzi, perchè i nostri genitori hanno lavorato insieme per La voglia matta e I federali“.

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