lunedì, 21 agosto 2017

Miniero e il presepe multireligioso

Miniero e il presepe multireligioso

Roma, 5 dicembre (Fr. Palm.) – Dopo la rivalità geografica di Benvenuti al Sud e Benvenuti al Nord, Luca Miniero pone a confronto, tra clichè da ribaltare, il mondo cattolico e quello musulmano in Non c’è più religione, in cui dirige nuovamente Claudio Bisio e Angela Finocchiero, affiancati da Alessandro Gassmann. Il film, che apre le danze dei titoli delle feste, esce il 7 dicembre con 01. A produrlo, Cattleya con Rai Cinema.

Il regista, che ha scritto la sceneggiatura con Sandro Petraglia e Astutillo Smeriglia (una “vecchia” conoscenza del SNGCI, premiato ai Nastri d’Argento per i suoi corti d’animazione), ha ambientato la sua nuova commedia in una piccola isola del Mediterraneo, chiamata per finzione Porto Buio (si tratta delle Tremiti), dove abitano persone adulte e anziane che non fanno più figli. Ogni dicembre, la popolazione mette in scena un presepe vivente ma quest’anno è sorto un problema: il ragazzino che interpreta Gesù Bambino è cresciuto, è diventato un adolescente con i primi baffetti, ha preso chili e non è, dunque, più credibile in quel ruolo. Come sostituirlo? L’idea viene al sindaco del paese: chiedere in prestito un bambino alla comunità tunisina che vive sull’isola, nonostante non scorra buon sangue. A capo del gruppo di arabi, c’è il suo migliore amico dell’infanzia, che si è convertito all’Islam perchè ha sposato una donna araba, ora incinta. Suo figlio potrebbe andare bene nella culla del presepe… e ci finirà davvero? Sarà possibile fondere le due religioni e usare un lama al posto del bue?

“Siamo partiti dall’attualità – spiega Miniero, che ha diretto anche, tra gli altri, Naiha Akkari, Massimo De Lorenzo, Laura Adriani e Roberto Herlitzka – Volevamo mostrare senza buonismo il conflitto e la confusione di una religiosità con troppi scontri, raccontando una storia che è la metafora di ciò che accade nel mondo”. Il tema è talmente contemporaneo e delicato che il produttore della Cattleya Riccardo Tozzi, dopo i recenti atti di terrorismo, pensava che il film non avrebbe mai visto la luce: “Eravamo convinti che nessuno lo avrebbe voluto fare e neanche volevamo raccontare l’idea a Rai Cinema, che invece è rimasta colpita”.

Secondo Gassmann, il merito della pellicola è “far ridere con intelligenza, su un argomento importante come l’integrazione. Si tratta di un film utile e diverso da tante altre commedie italiane, che rappresenta anche una novità per le uscite di Natale. Io ho accettato subito di farne parte, appena letto il soggetto”.

Bisio cita Benvenuti a Sud, per alcune assonanze: “Me lo ricorda nel modo di affrontare i luoghi comuni – dice – Benvenuti al Sud era il remake di un film francese, mentre Non c’è più religione ha il pregio di essere un copione originale”.

Un copione che ha anche delle scene “forti”, come il lancio di uno zainetto da parte di una bambina musulmana, che crea il panico nei presenti, al pensiero di una bomba: “In Benvenuti al Sud il protagonista indossava un giubbotto antiproiettile, qui c’è questa sequenza – afferma Bisio – La presa in giro è su di noi, non sui musulmani”. “I musulmani sono curiosi di vedere il film – aggiunge Naiha Akkari – Sulla pagina Facebook ci sono tanti commenti di arabi che, dopo il trailer, hanno voglia di andare in sala. L’autoironia, per fortuna, appartiene a tutti”.

 

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