sabato, 21 settembre 2019

Minervini, durante le riprese ci hanno sparato

Minervini, durante le riprese ci hanno sparato

Venezia, 2 settembre – “Ci hanno sparato durante le riprese ma la troupe ha continuato a girare, consapevoli che questa che stavamo raccontando è un’opera non solo importante ma urgente, da fare subito. Al di là del cinema è vita, una cosa grossa”. lo ha detto commosso Roberto Minervini, parlando di What you gonna do when the world’s on fire? (Che fare quanto il
mondo è in fiamme), il suo documentario presentato in gara alla Mostra del Cinema di Venezia, accolto alla proiezione ufficiale da 10 minuti di applausi. Sulla comunità nera di New Orleans, tra le nuove Black Panthers e le conseguenze della gentrification. Fra gli argomenti del film, la serie di brutali uccisioni di giovani afro americani per mano della polizia scuote gli Stati Uniti. Tra le persone di cui il regista italiano che vive negli usa segue la vita, c’è Judy Hill, che per i debiti deve chiudere il suo storico bar a Tremè e gli adolescenti Ronaldo King e Titus Turner che che “crescono con la violenza, la repressione della polizia e sono l’esempio di come la comunità nera viva in una situazione di agghiacciante convivenza con il terrore” dice il cineasta.

“Ho raccontato storie del Sud americano che si sono svolte in forme inaspettate sotto i miei occhi. Ho documentato aree dell’America di oggi dove i semi della rabbia reazionaria e anti-istituzionale (cui il paese deve la presidenza di Donald Trump) erano già stati piantati, anche se solo pochi si erano presi la briga di accorgersene. Questa volta ho voluto scavare ancora più a fondo nelle radici della disuguaglianza sociale nell’America odierna, concentrandomi sulla condizione degli africani americani – dice -. Nella fase di ricerca e preparazione del film siamo riusciti ad avere accesso a quartieri e comunità off-limits per i più. Mi sono presto reso conto che la maggior parte delle persone si sentiva molto coinvolta in due eventi drammatici della recente storia locale: l’uragano Katrina (2005) e l’uccisione di Alton Sterling per mano di due poliziotti (2016). Entrambi gli eventi erano stati una conseguenza diretta della negligenza istituzionale, del divario socioeconomico tra poveri e ricchi e del forte razzismo endemico. Mossa dalla collera e dalla paura, la gente cercava un’occasione per raccontare a voce alta le proprie storie”.

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