sabato, 20 luglio 2019

Metti in Agenda Marchesi…

Metti in Agenda Marchesi…

Roma, 25 gennaio (Romano Milani) – Sono gli anni della seconda guerra mondiale e del dopoguerra. Marcello Marchesi, nato nel 1912, ha superato la trentina. Reduce dalla Campagna d’Africa e dalla sconfitta di El Alamein, già autore ed umorista affermato trasferitosi, per il suo lavoro, dalla natia Milano a Roma, si innamora perdutamente di Olga che, però, vive nella città che ha lasciato. I tempi sono difficili, i trasporti sotto il minimo dell’efficienza, le strade più che dissestate ma lui non si perde d’animo e, potenza della passione, a Milano va in bicicletta! A raccontarlo – giurandone l’autenticità – è stato Enrico Vanzina (figlio di Steno, amico e sodale di Marchesi), uno dei protagonisti della serata dedicata alla presentazione di “Agenda Marchesi” a cura Mariarosa Bastianelli e Michele Sancisi in cui si ripercorre, spoglia di ogni valutazione critica, la sua carriera di scrittore (un titolo per tutti, Il malloppo), poeta, autore ( di oltre 40 sceneggiature) e regista cinematografico (7 film di cui, con l’inseparabile Metz, alcuni di Totò) e teatrale (una cinquantina di Riviste), e ancora vignettista, paroliere (una ventina di canzoni tra cui la famosa “Bellezze in bicicletta” interpretata nel 1951 da Silvana Pampanini)), cantante, attore, giornalista, battutaro, autore di programmi televisivi (uno per tutti “Canzonissima”) e radiofonici, pubblicitario (ha inventato migliaia di  Caroselli, sketch e slogan come Il brandy che crea un’atmosfera per Buton) e infine talent scout.

Ma torniamo a Olga, teneramente Aloha per l’innamoratissimo Marchesi che la sposò nel 1948. “Tutto l’opposto di Marcello. La tipica ‘sciura’ milanese – la liquida Vanzina – più grande di lui, con pelliccia e filo di perle che, per giunta, lo tradiva con un vecchio avvocato. E meglio, purtroppo, non gli andò con la successiva, la soubrette Gisella Pagano, che lo piantò per Loris Fortuna. Sì, proprio quello del divorzio!”

A far riecheggiare – udite udite – la voce di Marchesi cantante, è stato al Teatro Argentina di Roma che ha ospitato la serata, Lino Patruno (un quarto del gruppo musicale e cabarettistico I Gufi che furoreggiò a metà degli anni 60) ricordando che proprio Marchesi fu il primo, negli anni 30 in pieno fascismo, a sfidare l’autarchia portando in Italia con Orchestra Circolo Jazz Hot di cui era la voce solista, il proibitissimo ritmo americano e incidendo anche diversi dischi che Patruno è orgoglioso di annoverare tra le migliaia della sua collezione.

Al regista Vito Molinari, che ha firmato dal 1956 al 1975 il programma televisivo della RAI “Canzonissima” di cui Marchesi era autore dei testi, a corollario dei suoi ricordi è toccata anche un”interrogazione”: citare a memoria – l’87nne regista ha risposto senza esitazioni – qualcosa dello sterminato repertorio di Marchesi. Noi, avendo a che fare con il cinema, vogliamo ricordare quell’acrobazia linguistica inventata da Lewis Carroll alla fine dell’800 che si chiama metagramma e in cui Marchesi era, anche qui, infallibile. Un semplicissimo (apparentemente) cambio di vocale o consonante che sovverte il significato dell’originale adattandolo ad un concetto completamente nuovo: Gina Lollobrigida: il Petto Atlantico; Marcello Mastroianni: Marlon Blando; Vittorio Gassman: Via col vanto….

La morte lo ha trovato vivo – come Marchesi auspicava per tutti con una delle sue fulminanti battute – e lo ha ghermito in una circostanza tragicamente banale. Lui, che con le parole aveva architettato migliaia di capriole e spericolate, ne tentò una con il corpo, nel mare di Oristano, per far divertire il figlio di appena due anni avuto dalla seconda moglie: l’acqua era troppo bassa, batté la testa su uno scoglio e morì. Era l’estate del 1978. Aveva 66 anni.

Per “Agenda Marchesi”, i curatori hanno raccolto testimonianze nel corso degli ultimi venti anni e le hanno sistematizzate, insieme al resto del materiale della pubblicazione, negli ultimi tre anni.

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