venerdì, 23 ottobre 2020

McQueen, il mio film italiano del cuore? Rocco e i suoi fratelli

McQueen, il mio film italiano del cuore? Rocco e i suoi fratelli

Roma, 16 ottobre – Se è cambiato qualcosa oggi nel protestare contro il razzismo dipende dal Covid. Il caso Floyd è stato visto in tv da milioni di persone più volte e c’è stato come un risveglio verso queste cose da parte di chi era chiuso in casa a fare i conti con le propria fragilità”. Lo dice alla Festa di Roma il regista inglese Steve McQueen, che ha presentato in anteprima un episodio della sua serie per Amazon Red White And Blue, ambientata nella comunità caraibica di Londra tra gli anni Sessanta e Ottanta e ha ricevuto il premio alla carriera nell’incontro ravvicinato con il pubblico. Una serie, tra l’altro, dedicata proprio a George Floyd e al movimento Black Lives Matter. Lobiettivo della serie era “quello di portare sul grande schermo delle storie mai raccontate della comunità nera caraibica a Londra. Ho lavorato insieme ai produttori e con una ricercatrice per ricostruire molte di queste vicende che riguardano spesso persone ormai morte” spiega il regista.

Nell’incontro ravvicinato del pomeriggio il regista britannico ha ripercorso temi e suggestioni dei suoi film e commentato titoli che ama, come Zero in condotta di Jean Vigo e Rocco e i suoi fratelli (il suo film italiano preferito) di Luchino Visconti. Venendo al suo più grande successo di pubblico e di critica, 12 anni schiavo (tre premi Oscar), per McQueen è stato possibile realizzarlo anche grazie al fatto che “ci fosse Obama come presidente degli Stati Uniti. La porta allora per film con queste tematiche, non si era spalancata ma si era aperta. Prima non si facevano film con protagonisti neri perché si pensava che non rendessero al botteghino”. 12 anni schiavo “è costato 19 milioni e ne ha incassati oltre 200, abbiamo dimostrato come un film così potesse funzionare anche dal punto di vista economico”. McQueen ha scoperto i suoi due film del cuore, Zero in condotta di Jean Vigo e Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti, da spettatore nei cineclub londinesi: “Il percorso per andare a vedere un film fa parte dell’esperienza cinematografica, anche per questo sono grato alla Festa del Cinema di Roma, che ha deciso di andare avanti, riportando il pubblico in sala”. Zero in condotta “mi ha fatto riflettere su ciò che si è disposti a fare nella ricerca della libertà”, mentre Rocco e i suoi fratelli “mi ha fatto capire, anche grazie alla qualità materiale del film, la realtà della passione, ti fa sentire ciò che si può arrivare a fare per sopravvivere. E’ qualcosa di tangibile nel film, come la ghiaia nelle mani. Poi mostra tutti i problemi legati alla mascolinità”. Il cineasta si è anche soffermato sulle sue grandi passioni artistiche: Il cinema “per me è come un romanzo, porta in un differente spazio mentale”, e l’arte contemporanea “è come la poesia con le sue fratture e la sua capacità di condensare le idee”.

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