lunedì, 25 settembre 2017

Mazzoli dalla radio al cinema

Mazzoli dalla radio al cinema

Roma, 29 marzo (Fr. Palm.) – Ci sono sogni che si inseguono sin da bambini e c’è qualcuno che, con tenacia e fortuna, riesce a realizzarli: è il caso di Marco Mazzoli, tra i dj più famosi e amati d’Italia, ideatore e conduttore, dal 1999, del programma “Lo zoo di 105”, che conta 1.200.000 ascoltatori ogni quarto d’ora.

La storia di Mazzoli, già raccontata nel libro “Radiografia di un Dj che non piace”, uscito con Rizzoli nel 2011, ora arriva sul grande schermo, nel film On air, nelle sale dal 31 marzo con Medusa. A dirigerlo Davide Simon Mazzoli, il cugino del dj, anche interprete insieme a Dario Eros Tacconelli, Giulio Greco, Chiara Francini, Katy Saunders e Marco Marzocca, affiancati, in alcuni camei, da Ricky Tognazzi, Giancarlo Giannini e Claudio Cecchetto. Direttamente dalla trasmissione ci sono invece Herbert Ballerina e Ivo Avido, mentre Maccio Capatonda, che non è potuto apparire perchè sotto contratto con un’altra produzione, è stato rappresentato da un pupazzo, regalando solo la voce.

Mazzoli ha iniziato a parlare dentro un microfono da ragazzino, approdando in un radio locale lombarda che gli ha fatto avere subito le idee chiare: da grande avrebbe fatto lo speaker, come il suo idolo Claudio Cecchetto. Il film ripercorre le tappe della sua carriera, dalla gavetta alle prime soddisfazioni, dalle delusioni e “colpi di testa” agli incontri più importanti della sua vita, sia professionali, sia sentimentali. Tra aneddoti, scene d’animazione, effetti speciali e qualche backstage, tra finzione e realtà.

“Realizzare il film è stato un lavoro immenso – dice Mazzoli, spesso anche criticato per il linguaggio schietto con cui conduce, senza risparmiarsi parolacce – Abbiamo trovato un produttore, Daniele Gramiccia, ma avuto tanti problemi e tanti ‘no’, perchè c’erano di mezzo la radio e la trasmissione. Sono stato incredulo fino all’ultimo di avercela fatta e su tutti i retroscena dovremmo fare un film sul film”.

Per lui, non nuovo alla televisione, era il debutto al cinema: “Non amo molto la tv ed essere ripreso, il cinema ha tutto un altro fascino – afferma – Non ho recitato, ho fatto me stesso. Chi ha visto il film ha detto che sono stato spontaneo e mi sono stupito di ciò, non pensavo di essere così naturale. Nonostante tutto, in fondo sono un timido”.

Per Lo zoo di 105 è stato accusato di essere volgare: “La trasmissione ha questa fama, ma credo che la volgarità non sia dire parolacce, piuttosto cercare la spettacolarizzazione in tv, indugiando su sangue e delitti – sottolinea – La trasmissione funziona come un bar, per dare svago dopo una giornata pesante. Parliamo come si parla in strada o tra amici e vogliamo portare la spontaneità in onda. A volte, con il team con cui lavoro, diciamo di togliere gli eccessi, ma alla fine una parolaccia scappa, è inevitabile. Lo zoo è come un supermercato di idee, con tanti piccoli format, altri programmi radiofonici hanno preso spunto da noi. Abbiamo fatto anche cose belle, come donare dei soldi a una bambina malata, ma purtroppo nessuno parla di questo”.

Mazzoli, che ha tantissimi seguaci e fan – anche in rete, la pagina Facebook della trasmissione è la terza più seguita nel nostro paese – è riuscito a fare il mestiere che voleva e desiderava da sempre, senza abbattersi mai. È questo il messaggio del film? “Sì, se credi in qualcosa e perseveri ce la fai, contro tutto e tutti, ovviamente con un pizzico di fortuna”, risponde.

Suo cugino David Simon, che ha scritto la sceneggiatura con Ugo Chiti, aggiunge: “La storia di Marco è bella, aveva un sogno come tutti i ragazzi normali, da piccolo era la pecora nera, faceva disperare i genitori e ne combinava di tutti i colori. Ha preso tanti calci in faccia, ma poi ha fatto centro. Io, da regista, non l’ho trasformato in attore e l’ho fatto restare se stesso, come lo amano gli ascoltatori, con cui avevo un patto”.

E le donne del film, Chiara Francini e  Katy Saunders, rispettivamente nel ruolo della madre e della moglie del dj, concludono: “Marco con noi non è stato sopra le righe o spavaldo come in radio, si è comportato come un gentleman, come un ragazzo appassionato con la battuta pronta ma riservato, umano e professionale”.

 

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