sabato, 21 settembre 2019

Martone, in Capri – Revolution, c’è anche l’oggi

Martone, in Capri – Revolution, c’è anche l’oggi

Roma, 11 dicembre – (Red. cin) Il presente oggi “è appiattito su conflitti, schematismi, muri, a cui però manca profondità, una cosa che il passato può invece ricreare. Oggi manca la capacità di confronto. Ma ogni volta che tu neghi l’altro neghi lo sguardo sulla parte negativa di te stesso, non sull’altro”. Lo dice Mario Martone parlando di Capri Revolution, che dopo il debutto in gara alla Mostra del cinema di Venezia arriva in sala dal 20 dicembre con 01 Distribution.

C’è “un filo nella mia trilogia (Composta anche da Noi credevamo e Il giovane Favoloso): i protagonisti sono sempre ribelli e sono giovani. E’ un modo questo per raccontare una Italia non doma ed è anche un modo di rapportarsi con il mondo di cui l’isola di Capri è solo una metafora – ha spiegato il regista -. Il confronto nell’isola è inevitabile in un tempo come oggi in cui ci sono tanto odio e paura a fare da collante”.

Il film è ambientato nel 1914, l’Italia sta per entrare in guerra. Una comune di giovani nordeuropei guidata da Seybu (Reinout Scholten van Aschat) pittore-mistico, trova sull’isola di Capri il luogo ideale per la propria ricerca nella vita e nell’arte. Ma l’isola ha una propria, forte identità, che si incarna in una ragazza, una capraia di nome Lucia (Marianna Fontana) che nella comune scopre nuovi valori. “: “Mi ha affascinato la ribellione di Lucia e la libertà che vuole a tutti i costi” commenta la giovane protagonista. Nel cast anche Antonio Folletto, Gianluca Di Gennaro, Eduardo Scarpetta, Jenna Thiam, Ludovico Girardello, Lola Klamroth, Maximilian Dirr, Donatella Finocchiaro.

L’idea della storia nasce ”quando ho visto le opere del pittore Karl Wilhelm Diefenbach e ho scoperto che la sua comune, omeopata, vegetariana e anti-militarista anticipava esperienze degli anni Sessanta. Poi con un corto circuito sono passato all’artista Joseph Beuys e alla sua opera Capri-Batterie. L’arte – sottolinea il cineasta – non è una questione solo estetica, attraverso di lei ci si mette in relazione con le persone anche in senso politico”. Di Diefenbach “era interessante soprattutto la scelta di praticare l’arte dentro una radicale rivoluzione umana, in cui il rapporto con la natura diventa centrale. Le scelte compiute in anni lontanissimi dalla comune di Capri, come da quella di Monte Verità in Svizzera, parlano direttamente al nostro tempo, in cui la questione di che senso dare al progresso e al rapporto tra uomo e natura è centrale per la sopravvivenza stessa degli esseri umani”.

Ora lo aspetta il ritorno sul set con l’amico Toni Servillo, cofondatore con lui di Teatri Uniti, per Qui rido io, dedicato alla figura di Eduardo Scarpetta: “Il titolo del film è la frase che campeggia sulla villa di Scarpetta (La Santarella). Questo lavoro sarà poi anche un modo per tornare a lavorare con Toni”.

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