lunedì, 16 dicembre 2019

Marco Bocci, il mio viaggio d’anima in periferia

Marco Bocci, il mio viaggio d’anima in periferia

Roma, 21 novembre (di Fr. Pierl) Una storia personale, di famiglia, legata a un sopruso subito dal padre, artigiano in pensione, e a un affittuario moroso da mesi, è diventata la base del libro con cui Marco Bocci, attore fra teatro, cinema e tv, ha esordito tre anni fa come scrittore, A Tor Bella Monaca non piove mai (pubblicato da DeA Planeta), e ora del suo omonimo debutto alla regia. Un un dramma famigliare metropolitano con il passo di un noir, in arrivo nelle sale dal 28 novembre con Altre Storie e Minerva Pictures (anche coproduttore con Rai Cinema) che ha come punto di forza del film l’ottimo cast, composto fra gli altri da Libero De Rienzo, Andrea Sartoretti, Antonia Liskova, Lorenza Guerrieri, Fulvia Lorenzetti, e Giorgio Colangeli.
Al centro della trama la famiglia Borri e la rete di eventi che spinge a scelte estreme, i due fratelli, Mauro (De Rienzo), 35 enne geometra disoccupato, e Romolo (Sartoretti), ex rapinatore, che da quando è uscito di prigione ha deciso di vivere onestamente lavorando come maniscalco per mantenere moglie (Lorenzetti) e figlia. Entrambi, viste le precarie condizioni economiche vivono ancora con i genitori ultrasettantenni, Maria (Guerrieri) che ha problemi di salute e Guglielmo (Colangeli), in guerra con l’affittuario moroso del locale acquistato dopo averci lavorato tutta la vita. Mauro, che per la sua precarietà ha anche perso Samantha (Liskova) di cui è ancora innamorato, decide ‘de svoltà’ accettando di partecipare a un grosso colpo: una scelta che porta gravi e inaspettate conseguenze.

Il film è ambientato e girato a Tor Bella Monaca, quartiere romano periferico, spesso protagonista in cronaca per fatti criminali. “Siamo in un periodo nel quale la periferia è straraccontata, ma io non volevo farlo con gli stessi toni degli altri – spiega Bocci -. Per me è anche una metafora. Vediamo spesso quella zona nei telegiornali in servizi di cronaca nera, il che fa nascere dei preconcetti. Io volevo raccontare quell’aspetto ma anche una famiglia con principi sani che riesce a resistere, almeno in parte, alle tentazioni. Ho cercato di dare meno importanza possibile alle dinamiche criminali, dando spazio soprattutto all’anima delle persone”.

Entusiasti gli attori di avere un collega come Bocci dietro la macchina da presa: “E’ un uomo straordinario e una persona pura” dice Antonia Liskova. “Lavorare con Marco è stata una gioia – aggiunge Sartoretti -. In un set normale, il regista non capisce i dubbi o le incertezze degli attori. Lui invece quando arrivavo con le mie insicurezze, mi abbracciava, mi faceva sentire compreso”. E “non è sempre così – spiega Colangeli – a volte un attore che fa il regista lascia poco spazio. Marco invece ti accoglie, sostiene, ti conosce anche nei vizi e le debolezze. A quel punto ti butti e non hai paura di nulla, ti esponi senza remore”. L’intesa Fulvia Lorenzetti, che è cresciuta a Torre Spaccata, zona romana vicina a quella del film, ha apprezzato anche “tutta la verità che Marco (che è nato e cresciuto in Umbria) è riuscito a mettere nel racconto. E’ difficile trovarla se non sei cresciuto in quei luoghi lui invece la restituisce”. In questa storia “che ha anche aspetti privati, Marco mostra l’anima di ciò che sta facendo. Molto per noi ha fatto anche il luogo, stare in mezzo a quelle persone, quelle strade, prendere quelle tonalità di grigio – racconta De Rienzo -. In genere i film dove ti senti a tuo agio vengono fuori male, e quelli dove soffri escono bene. Qui invece è successo il miracolo, ero persino contento di alzarmi alle 5 per andare a girare”.

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