mercoledì, 22 maggio 2019

Malala, coraggio da premio Nobel

Malala, coraggio da premio Nobel

Roma, 4 novembre (Fr.Pierl) – ”Ringrazio il Parlamento italiano per la proiezione del film sulla mia vita, il cui messaggio più profondo è mostrare come l’educazione sia il motore alla base della vita di ogni bambino. E quanto sia importante che ci uniamo e lavoriamo insieme per garantire ad ogni bambino il diritto di andare a scuola, anche nelle zone di conflitto e per i piccoli profughi di guerra”. Lo chiede il premio Nobel per la Pace 18enne Malala Yousafzai, nel breve videomessaggio che ha introdotto a Montecitorio, l’anteprima, alla presenza della presidente della Camera Laura Boldrini, di ‘Malala’, il documentario firmato dal premio Oscar Davis Guggenheim, nelle sale dal 5 novembre con 20th Century Fox e nel 2016 in onda su National Geographic (Sky). La piattaforma satellitare, farà arrivare il documentario anche nelle scuole, grazie a un accordo con il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e Agiscuola.
”Malala – ha detto la presidente della Camera prima della proiezione – è una figura rivoluzionaria per quelle culture che impongono alle donne di non esistere, di nascondersi, di rimanere fantasmi della società. Poco più di tre anni fa i talebani le spararono perché lei dava un messaggio che consideravano eversivo, quello del diritto all’istruzione alle donne, come strumento per avere una voce”.
Tra le immagini più drammatiche del documentario, ispirato anche all’autobiografia ‘Io sono Malala’ (Garzanti), ci sono proprio quelle dei sedili insanguinati nell’autobus bianco, dove il premio Nobel per la Pace più giovane della storia subì nel 2012, a 15 anni, l’attentato talebano. Arriva un momento ”in cui bisogna scegliere se restare in silenzio o farsi avanti” dice la teenager, sopravvissuta grazie a varie operazioni (la prima in Pakistan, le altre in Gran Bretagna, dove ora vive con la famiglia), al proiettile che le ha sparato l’attentatore alla testa. Una ferita che le ha fatto perdere l’udito a un orecchio e ha rischiato di danneggiare gravemente la mobilità del volto e del corpo. Eppure dopo la riabilitazione (di cui si mostrano le fasi) Malala è tornata coraggiosamente subito in prima linea, affrontando anche i capi di Stato, dalla Nigeria per la liberazione delle ragazze rapite da Boko Haram, agli Usa con Obama.

Un ritratto, ma non un santino, che restituisce la ragazza anche nella sua vita di tutti i giorni, dai simpatici battibecchi con i due fratelli, alle ricerche al computer di attori e sportivi che le piacciono, come Federer e Brad Pitt, alle difficoltà ad ambientarsi nella nuova scuola in Gran Bretagna: ”qui non passo per la più brava” dice scherzando alle amiche via skype. Un racconto fra presente e il suo passato in Pakistan (dove non può tornare, i talebani hanno annunciato che se lo facesse la ucciderebbero) con i ricordi ricostruiti attraverso le animazioni in 2d.
Oltre a Malala, il film ha un altro protagonista, il padre Ziauddin Yousafzai (doppiato in italiano da Filippo Timi) insegnante e attivista, sempre al fianco della figlia, accusato da alcuni di ‘manovrarla’, fin dalla scelta del nome, Malala, ispirato a quello di un’eroina afghana, Malalai. ”Mio padre mi ha solo dato il nome Malalai – precisa la ragazza -. Non mi ha fatto diventare Malalai. Ho scelto io questa vita”. E non c’è da dubitarne, visto che l’adolescente, ha accettato di denunciare i soprusi dei talebani, fin da undicenne, descrivendo le difficoltà della sua vita quotidiana in forma anonima su un blog della Bbc per poi denunciare le violenze degli estremisti in tv. ”Un bambino, un insegnante, un libro, e una penna, possono cambiare il mondo”, ha detto Malala nel suo discorso all’Assemblea dell’Onu. Una battaglia, la sua, per restituire a oltre 60 milioni di bambine e ragazze in 70 Paesi il diritto di studiare. ”Racconto la mia storia – ha spiegato nel suo discorso di accettazione del Nobel, nel 2014 – non perché sia unica, ma perché non lo è”.

Ora il docu ‘Malala’, ha anticipato l’ad Sky Italia Andrea Zappia, ”arriverà anche nelle scuole, grazie a un accordo con il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e Agiscuola”.

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