sabato, 29 aprile 2017

Magic Island da padre a figlio

Magic Island da padre a figlio

Roma, 9 gennaio – (di fr. Pierl)  Dopo il debutto all’Hot Doc di Toronto, e il  premio al Salina Doc Fest, arriva in sala dal 12 gennaio con Eurofilm e Mediterranea,  Magic Island, il documentario di Marco Amenta, che segue il viaggio da New York in Sicilia, di Andrea Schiavelli, figlio 27enne del grande attore Vincent Schiavelli (interprete, fra gli altri, di tanti film di Milos Forman, una trentina di serie tv, e Ghost)  a quasi dieci anni dalla morte del padre, nel 2005, a Polizzi Generosa, il paese del nonno, dove dagli anni ’90 era tornato varie volte, per farne la propria casa.

Il regista palermitano, autore fra gli altri del documentario Il fantasma di Corleone sulla caccia a Bernardo Provenzano e de La ragazza ribelle, ispirato a Rita Atria, ha voluto raccontare stavolta ”una Sicilia diversa, quella della ricerca delle origini, del ritorno a valori antichi” spiega Amenta, che aveva conosciuto Vincent Schiavelli ”a San Francisco. Ci portò nel miglior ristorante cinese della città… per lui la cucina era fondamentale (nei suoi ultimi anni infatti, l’attore pubblicò vari libri di ricette siciliane, ndr). Poi ci siamo frequentati in Sicilia, aveva anche girato qualche scena di Il fantasma di Corleone, che però avevamo dovuto tagliare perché non c’entravano con il resto. Era un uomo molto amichevole e disponibile e parlava un siciliano antico, quello dei nonni”.

 

Alla morte dell’attore, l’unico figlio, Andrea (anche la madre è attrice, Allyce Beasley, la segretaria combinaguai nella serie Moonlighting) allora adolescente, e oggi musicista, non era venuto in Sicilia per il funerale. ”Dieci anni dopo – dice Amenta – ho pensato di chiedergli di fare quel viaggio. Lui mi ha detto che l’aveva appena invitato a tornare in Sicilia anche l’ultima compagna del padre, Katia, per reclamare una piccola somma su un vecchio conto del papà. Così siamo partiti”. Andrea lo incontriamo a New York: fa i conti con le sue insicurezze, un rapporto con il padre mai risolto, e i sensi di colpa per non averlo visto prima che morisse. ”Andrea è come lo vedete, ha quella ingenuità e genuinità. C’era il rischio non si aprisse, e invece è stato molto generoso”. Ne è venuto fuori un percorso di incontri che alterna divertimento, intensità e commozione.

Ora il regista lavora alla sua opera seconda di fiction, un film sull’Ilva di Taranto: ”Dovrei girare nel 2017, sono stato lì molti mesi per documentarmi. Non sarà un film politico ma sui percorsi umani di alcuni personaggi”.

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