sabato, 21 settembre 2019

L’universo Piero Vivarelli in documentario

L’universo Piero Vivarelli in documentario

Venezia, 4 settembre – (red. Cin) – Raccontando la vita di Piero Vivarelli, rivisitando il suo cinema, “ci piace rendere omaggio a un cinema italiano che abbiamo amato e col quale siamo cresciuti. Un cinema non considerato d’autore e che non ha mai vinto Palme o Leoni, ma che ha plasmato l’immaginario di un’intera generazione. Una generazione che ha tifato, mescolandoli un po’, Django e Che Guevara, e si è immaginata in mondi più o meno esotici in cui liberarsi, una volta per tutte, dei panni e dei tabù della società cosiddetta ‘civile”. Lo spiegano Fabrizio Laurenti e Niccolò Vivarelli (nipote di Piero e cronista di Variety) parlando del documentario Life as a B Movie: piero vivarelli, presentato da Venezia Classici alla mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

Il film esplora i tanti percorsi umani e artistici di Vivarelli, socmparso nel 2010: regista di B-movies italiani di tutti i generi, paroliere di successi musicali, tra cui 24.000 baci di Celentano, e sceneggiatore dello spaghetti western Django, amato da Quentin Tarantino (che offre la sua testimonianza nel film non fiction), l’unico non cubano, oltre a Che Guevara, ad avere una tessera del Partito Comunista Cubano firmata da Fidel Castro. A parlare dell’uomo e dell’artista eclettico, ci sono, fra gli altri, anche:  Umberto Lenzi, Emir Kusturica, Franco Nero, David Zard, Pupi Avati, Rita Pavone, Gianni Minà, Giona A. Nazzaro, Beryl Cunningham, Vincenzo Mollica, Marco Giusti, Maria Pia Fusco, Adriano Aragozzini, Enrico Vanzina, Gabriele Salvatores, Manlio Gomarasca, Lars Bloch, Steve della Casa.

“Libertario, antiborghese e antiproibizionista, Piero Vivarelli è un personaggio impossibile da rinchiudere in una categoria. – dicono i due registi – Come i suoi film, che attraversano tutti i generi o ne inventano di nuovi: musicale, documentaristico sociale, erotico-esotico, western, politico”.

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