venerdì, 4 dicembre 2020

Luigi Magni, 50 anni fa la prima regia

Luigi Magni, 50 anni fa la prima regia

Roma 10 aprile (Romano Milani) – Cinquant’anni fa. dopo aver “scritto”, tra gli altri, una ventina di film per Montaldo, Lizzani, Lattuada, Bolognini, Salce, Monicelli, Festa Campanile, Luigi Magni debuttava alla regia con Faustina: preludio di quel filone romano e “romanesco” (che un critico definì, tra l’altro, “alla Pinelli, tra ruderi e verzura”) ma anche antesignano dell’integrazione e dei matrimoni misti: Faustina (Vonetta McGee), moglie di Quirino (Renzo Montagnani), che fa il ‘tombarolo’ è, infatti, figlia di un’unione ‘mista’ tra un soldato nero e di una donna romana. Un esordio che annuncia una sua scelta d’autore molto precisa.

Un anno dopo, infatti, già arriva sugli schermi il suo secondo film, scritto e diretto: Nell’anno del Signore che prende letteralmente di petto la Roma papalina, specie con le frecciate di Pasquino, la statua parlante cui dà vita Nino Manfredi: nonostante le reprimende della stampa cattolica un tale successo di pubblico che a Roma, alcuni cinema aggiunsero un ultimo spettacolo all’una di notte. Era il 1969. Il 12 dicembre esplode a Milano la bomba di Piazza Fontana e Magni, in prima fila con un gruppo di cineasti militanti, firma 12 dicembre, un documento di autentica controinformazione sulla strage ma, contemporaneamente, firna Scipione, detto anche l’Africano , il suo ritratto del vincitore di Annibale. Poi Arrivano i Bersaglieri ed è, quindi, di nuovo Roma. Ma non finisce qui: “quell’incorreggibile mangiapreti di Luigi Magni” (come si legge in unarecensione dell’epoca), con Secondo Ponzio Pilato torna all’epoca imperiale e rivisita una delle più controverse pagine della Storia romana: a “lavarsene le mani”…ancora una volta tocca a Manfredi. Che è anche il protagonista di In nome del Papa Re (1977) secondo capitolo della trilogia aperta da Nell’anno del Signore e che In nome del popolo sovrano. chiuderà nel 1990. Dopo Nemici d’infanzia e La Carbonara, nel 2002 Magni si congeda dal set con La notte di Pasquino, quella che precede la Breccia di Porta Pia, questa volta, la sua ultima volta, con un film non per il grande schermo ma per la televisione,

Magni, decisamente trascurato anche dalle celebrazioni e dai ricordi, oltre a 12 dicembre, ci ha lasciato anche altre esemplari testimonianze militanti, alcune delle quali collettive come. L’addio a Enrico Berlinguer, girato nel 1984 durante i funerali del segretario del PCI: Ugo Gregoretti, su “L’Unità”, lo definì “il più spettacolare Requiem politico-religioso”. Di dieci anni dopo è 12 novembre 1994 dedicato alla manifestazione sindacale contro la finanziaria del governo Berlusconi. Con i lavoratori scesi in piazza a Roma c’ era anche tutto il cinema italiano: citrca venti di troupe dirette da una quarantina di registi. Tra cui, naturalmente, lui.

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