domenica, 20 agosto 2017

L’ora legale per Ficarra&Picone

L’ora legale per Ficarra&Picone

Roma, 14 gennaio – (l.d.c.) Commedia civile per ridere alla maniera di Ficarra e Picone ma anche per riflettere sul senso di un’Italia che invoca la legalità e il cambiamento ma, a conti fatti, non vuole proprio saperne di rispettare le regole e all’onestà preferisce comunque scorciatoie e compromessi.

Dopo la delusione per la comicità di Natale -e soprattutto in assoluta coerenza con un percorso che nella commedia ha messo  sempre di più il sale della denuncia civile- Salvo e Valentino  tornano in sala con la comicità irersistibilmente amara de L’ora legale.  Prodotto da Attilio De Razza e Medusa (che distribuisce dal giovedì prossimo 19 in oltre 600 copie) il film racconta società e costume quotidiano di un’Italia che fa  fatica a cambiare la vecchia politica attraverso un apologo nel quale, con la complicità di Nicola Guaglianone e Edoardo De Angelis alla sceneggiatura, si ride nella migliore tradizione della commedia italiana.   Sesto film della coppia- presto di nuovo anche in tv a Striscia la notizia– e quinto insieme a Medusa, come sottolinea orgogliosamente Giampaolo Letta, L’ora legale racconta la storia di Pietrammare, paese siciliano immaginario ma non troppo, dove un sindaco perbene che incarna la nuova politica dopo anni di gestione clientelare applica le regole provocando delusion e proteste nell’intero Paese che lo ha votato sperando di cambiare strada alla vecchia politica corrotta ma in definitive molto più comoda…

“Certo, vogliamo far ridere, ma questo film mostra alla fin fine quello che vediamo intorno a noi” dicono Ficarra e Picone spiegando che la storia “ci dimostra soprattutto quanto gli italiani siano allergici alle regole e che anche chi invoca l’onestà del potere non è disposto a rinunciare a nessun privilegio, piccolo o grande che sia”. A Pietrammare, dove nessuno vuole pagare le tasse o fare correttamente la differenziata. dove permessi e autorizzazioni sono un optional e la corruzione regna sovrana perfino in Chiesa, insomma,  “e’ facile invocare la democrazia e la trasparenza, ma molto molto difficile poi metterla in pratica” dicono in coppia Ficarra e Picone confermando la morale amara che il film consegna agli spettatori dopo un’ora e mezza di assoluta comicità.

Girato in realtà a Tremini imerese, L’ora legale è decisamente il più politico dei film di Ficarra e Picone che contano su un cast ricchissimo nel quale spiccano il sindaco onesto Vincenzo Amato, il prete corrotto Leo Gullotta che si preoccupa piùdi non pagare le tasse del suo bed & breakfast che le anime delle sue ‘pecorelle’, e ancora Tony Sperandeo, perfetto nel ruolo del sindaco che governa a colpi di raccomandazioni (‘Vota Patanè e non chiederti perchè…’.) e Antonio Catania, Sergio Friscia, la giovane Eleonora De Luca, figlia del Sindaco Natoli, Francesco Benigno, Ersilia Lombardo e Alessia D’Anna.

Quest’ affresco corale già dal titolo, che rende legale un artificio illegale (come l’ora virtuale alla quale siamo orai abituati proprio come lo siamo al malgoverno) sembra sintetizzare la parabola dell’Italia intera richiamando vicende politiche reali (“Ma noi lo abbiamo scritto due anni orima” dicono  “e la realtà ha superato la fantasia della nostra sceneggiatura…”) come quelle di Ignazio Marino o del sindaco di Licata che vive sotto scorta per la sua battaglia contro l’abusivismo, Certo a proposito di riferimenti è ovvio che fa pensare alla mitica felpa del leader leghista Matteo Salvini (mesi fa in Sicilia per la campagna elettorale) la trovata di Salvo che che si presenta accanto al cognate Sindaco neoeletto  proprio con una felpa verde in campeggia la scritta ‘cognato’ . In effetti nel film i due protagonisti sono proprio i cognati del Sindaco del cambiamenti, Natoli,  cognati schierati allìinizio su fronti opposti: Salvo con Patanè per il quale fa campagna elettorale, Valentino da subito con Natoli. Una trovata da non sottiovalutare visti i loro comportamenti nella gestione del potere attraverso il cambiamento di ruolo che la vittoria di Natoli inevitabilmente attribuirà a tutti e due. Il plot è semplice: uno scandalo giudiziario mette fuorigioco Patanè e Natoli vince a sorpresa  le elezioni mostrando subito il suo “vizio” di far rispettare le regole e di applicare la legge: su tutti indistintamente fiocca una pioggia di multe, aumentano Imu e tassa rifiuti, le  ruspe del Comune si abbattono sulle case abusive e il Sindaco chiude  una fabbrica inquinante che impegna però centinaia di lavoratori mettendo sul lastrico intere famiglie.

Sotto la sua campagna di ‘ripulitura’ del Paese corrotto cadono anche I cognati, proprietari di un chiosco che finisce per pagare come gli altri la campagna di moralizzazione finchè…Finchè arriva il gran finale che non sveliamo anche se come spiegano i due è chiaro che il film funziona quando mette alla prova la vera volontà di cambiamento dei cittadini di fronte al potere;  “quando viene toccato il proprio orticello esce fuori il Patanè che si nasconde in ognuno di noi”, dicono Ficarra e Picone. In Salvo si capisce fin dall’inizio perchè è evidente che tra I due lui è il cognato pronto a tutti ipossibili compromessi, mentre Valentino rappresenta il cittadino onesto ma non per questo fino in fondo incorruttibile: lo dimostrerà la storia dei loro rapporti col Sindaco cognato quando riceveranno un no ai permesso necessario per allargare il chiosco. “Questa storia, scritta con Edoardo De Angelis, Nicola Guaglianone e Fabrizio Testini, ci ha superato a destra e a sinistra, ma sicuramente l’abbiamo scritta a prescindere dalla vicende dell’attualità, da Marino fino alla Raggi”. Docucommedia? Commedia civile?” Il nostro obiettivo resta sempre quello di far ridere. Non so se questo sia cinema civile” risponde per tutti e due Salvo Ficarra “So che abbiamo sempre parlato di quello che viviamo, anche a Zelig, anche in Nati stanchi o Andiamo a quel paese, dove abbiamo affrontato il tema della crisi. Un esempio? Anche se  uno cade su una buccia di banana si ride, ma quello che cade si fa male veramente e questo spiega comicità c’è sempre un risvolto serio”. Proprio come accade quando si ride con L’ora legale.

 

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