mercoledì, 25 novembre 2020

L’ingiusta legge del mercato

L’ingiusta legge del mercato

Roma, 26 ottobre (Fr. Palm.) – E’ ingiusta, molto dura e non guarda in faccia nessuno La legge del mercato che racconta Stephane Brizé nel film che ha fatto vincere al suo protagonista, Vincent Lindon, il premio come Miglior attore all’ultimo festival di Cannes. Un premio assolutamente meritato per un ruolo fortemente – e tristemente – calato nel presente segnato dalla crisi, dalla perdita del lavoro e dalle difficoltà di andare avanti con dignità, che Lindon ha ritirato lo scorso maggio tra le lacrime: “Mi sono commosso perché è il premio più grande che un attore può sperare di vincere e che tanti attori bravissimi non hanno mai avuto – dice –  Sono l’attore francese che ha il record di candidature ai César non avendo mai vinto nulla, non che mi dia fastidio ma è un dato di fatto. A Cannes è un’emozione essere in quella sala dove è riunito tutto il cinema, in mondovisione, mentre tutti ti stano guardando. Se un premio così arriva da giovani ci si può montare la testa, ma per me è arrivato avanti con gli anni, nemmeno me l’aspettavo più”.

Nel film, in sala dal 29 ottobre con Academy Two, Lindon interpreta Thierry, sposato, padre di un ragazzo con un handicap, che a 50 anni, dopo una vita spesa per il lavoro, viene licenziato e si trova nel limbo della disoccupazione, alla ricerca di un nuovo impiego. Dopo 20 mesi in salita senza trovare nulla, finalmente trova un posto come sorvegliante di un grande supermercato. Con le telecamere sorveglia che tutto proceda regolare, segnalando furti e comportamenti scorretti che non hanno solo i clienti, ma anche gli impiegati interni all’azienda. E dato che il “boss” deve tagliare il personale, ogni passo falso, anche non gravissimo, può essere punito con conseguenze difficili da gestire, anche moralmente…

Lindon ha vissuto da vicino il progetto sin dalla fase iniziale, fianco a fianco a Brizé: “Il regista è un mio amico, avevamo già lavorato insieme in due film – spiega – Con lui ho trovato questo soggetto e volevamo fare un’opera a basso budget, che rispecchiasse le persone di cui parlavamo, che faticano ad arrivare alla fine del mese. Abbiamo deciso di dare una paga minima sindacale a tutti gli interpreti e noi abbiamo rinunciato al nostro compenso, girando in 16 giorni”. Lindon a parte, tutto il cast non appartiene al mondo del cinema: “Il regista ha voluto dei non professionisti, convinto che potessero dare più verità alle situazioni descritte – afferma – Sapeva che da non esperti avrebbero avuto un modo di parlare reale e ha voluto persino che ognuno svolgesse nel film lo stesso lavoro che fa nella vita vera”. E come è stato recitare accanto a loro? “Io mi sono dimenticato chi sono e il mio essere attore, mi sono messo alla loro altezza. Non sono arrivato con un’auto nera nè con una segretaria, così tutti hanno capito il nostro autentico interesse, senza pensare che li prendessimo in giro. E se il film è riuscito e il cast si è sentito libero di esprimersi è stato per questo, perchè ho adottato uno stile di vita simile al loro che poi mi rispecchia, dato che davvero non ho un autista e non amo il lusso. Sul set mangiavano insieme, viaggiavamo con lo stesso mezzo di trasporto ed eravamo una vera squadra”.

La vicenda affrontata, purtroppo, fotografa bene le condizioni di vita di tanti: per Lindon, “E’ una problematica diffusa e comune in tutto il mondo, i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri”. E la politica lo sa, è consapevole? “Il film ha risvegliato la coscienza di classe in Francia solo per 6 minuti ed è grave – dichiara l’attore – Non abbiamo bisogno di questi politici che non sanno direttamente cosa succede dentro un ufficio o non stanno dentro una classe tra bambini urlanti, nè schiacciati in metro come sardine. I ministri dovrebbero vivere una giornata come le persone, provando i problemi di cui dovrebbero farsi carico. Io, da attore, quando ho preparato Welcome ad esempio sono stato a Calais con gli immigrati”.

Lindon dice poi di essere un attento osservatore: “Osservo molto le persone, vado molto spesso nei bar a vedere come si comporta la gente, vedo i gesti del cameriere, oppure di chi passa e anche di voi giornalisti. Colgo rapidamente gestualità e movimenti, non credo alla filosofia ma alla fisicità”.

 

 

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