domenica, 11 dicembre 2016

L’inferno di Herzog

L’inferno di Herzog

Roma, 16 ottobre (Fr. pierl) – Un viaggio intorno al mondo (dall’isola di Tanna nelle Nuove Ebridi, punto di partenza e di arrivo, alla Corea del Nord, dall’Etiopia, dove è necessaria una scorta armata, all’Islanda), fino ai crateri dei più maestosi (e pericolosi) vulcani del mondo. E’ il percorso di Werner Herzog nello spettacolare Into the inferno, film non fiction, nella selezione ufficiale della Festa di Roma e dal 28 ottobre disponibile su Netflix. A guidarlo c’è un appassionato vulcanologo di Cambridge, Clive Oppenheimer (autore di Eruptions that shook the world, che ha ispirato il documentario).
Lo scienziato era già apparso dieci anni fa in un altro documentario di Herzog, Incontri alla fine del mondo: ”Allora, in Antartide, Werner era rimasto con noi una settimana, e ci aveva affascinato con i suoi racconti. Lui aveva già filmato nel ’76, in ‘La Soufrière’ il vulcano attivo sull’isola di Saint Vincent, nei Caraibi ed ero certo che sul tema non avesse finito. Così quando cinque anni fa ho finito il mio libro, l’ho chiamato e gli ho detto che era arrivato il momento di fare sul serio”. I documentari sui vulcani ”in genere non mi piacciono – spiega – perché si concentrano solo sulla tragedia, mai sulla vita che scorre in quelle zone. C’è una dimensione spirituale e umana tutta da raccontare”. Nella scelta dei vulcani ”volevamo emergessero oltre alla forza visiva, la prospettiva temporale, sulle origini dell’uomo, e la necessità di proteggere adeguatamente chi è a rischio vivendo in quelle zone”.

Infatti Herzog, realizza anche tanti ritratti di un’umanità profonda: dal carpentiere che sul Merapi, in Indonesia lavora alla costruzione di una chiesa a forma di colomba, ma che sembra più un enorme pollo, voluta come omaggio al vulcano da un ricco della zona, a un entusiasta paleontologo di Berkeley, che insieme al più grande esperto di fossili del mondo, in Etiopia, ha appena scoperto i resti rarissimi di un ominide di migliaia di anni fa. Un capitolo particolarmente d’attualità è quello sul monte Paektu, considerato un simbolo della rivoluzione, in Corea del Nord, dove Herzog,viene portato a girare solo manifestazioni di devozione di grandi e piccoli al dittatore Kim Jong-un. ”Lavoro da cinque anni con i vulcanologi coreani (grazie a un progetto di collaborazione fra il dipartimento coreano e di Cambridge, ndr) – dice Oppenheimer -. Avevo piena fiducia in Werner. E’ riuscito a mostrare molto di più su quella società di quanto avrebbe fatto ricorrendo a immagini clandestine”.

Nonostante i luoghi decisamente pericolosi, sono stati evitati i rischi: come dice il regista nel film: ””Sono l’unico regista sano di mente che esiste, sto molto attento a non correre pericoli”.

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