domenica, 20 agosto 2017

L’inedito papa di Sorrentino

L’inedito papa di Sorrentino

Lido di Venezia, 3 settembre (Francesca Palmieri) – Anticonvenzionale, spregiudicato, misterioso, tormentato: ecco l’atteso papa di Paolo Sorrentino che ha incuriosito e sorpreso la Mostra di Venezia, che si è goduta un assaggio di quello che si vedrà su Sky Atlantic a partire dal 21 ottobre. Fuori concorso, sono state presentate come Evento speciale le prime due puntate della serie tv The young Pope (composta da 10 episodi) che ha per protagonista Jude Law, nei panni di Lenny Belardo, alias Pio XIII, il primo Papa americano della storia, un uomo scaltro e ingenuo, ironico e pedante, antico e modernissimo, dubbioso e risoluto, addolorato e spietato, pronto ad attraversare il lungo fiume della solitudine per trovare un Dio da regalare agli uomini. E a se stesso.

La serie è intepretata, tra gli altri, anche da Diane Keaton, Silvio Orlando, Scott Shepherd, Cécile de France, Javier Cámara, Ludivine Sagnier, Tony Bertorelli e James Cromwell. A produrla, Sky, HBO e Canal+. Cinque i paesi in cui arriverà: oltre al nostro, sarà trasmessa nel Regno Unito, in Germania, in Irlanda e in Austria. In Francia, sarà su Canal+.

Chi conosce Sorrentino, ritroverà nelle immagini la sua cifra stilistica, tra autorialità, visionarietà e ironia, che ormai rappresentano la sua firma. E a chi già si preoccupa delle reazioni del Vaticano, il regista dice chiaro: “Non è un problema mio e in realtà non è neanche un problema. Se avranno la pazienza di vedere la serie fino in fondo, capiranno che indaga le contraddizioni, le difficoltà e le cose affascinanti del clero, di preti e suore e di un prete diverso dagli altri, cioè il papa. E lo fa con curiosità e onestà, senza sterili provocazioni o pregiudizi o intolleranza”.

E anche senza la pretesa di esaurire l’argomento: “10 ore non bastano per raccontare un mondo così ampio”, aggiunge il regista, per la prima volta alle prese con una scrittura per il piccolo schermo. “Farlo non è una passeggiata – dice – Lavorare su una dilatazione così lunga è stato impegnativo ma anche eccitante, perché si possono approfondire i personaggi e fare delle digressioni che al cinema si censurano per motivi di tempo. Qui ho dovuto tener conto di più di una tenuta narrativa e, rispetto a un film, c’è più storia”.

Del cinema si è portato dietro un aspetto, però: “Tendiamo di solito a dimenticare le serie tv perché mancano dei momenti di sintesi alta. Io ho cercato di attuare quelle sintesi e considero The young Pope un lungo film di quasi 10 ore”. Realizzato, aggiunge, “con tutta la libertà e il budget di cui avevo bisogno, grazie ai produttori che ringrazio moltissimo”. E senza lasciar da parte il suo desiderio di far divertire il pubblico: “Nel lavoro di documentazione iniziale è affiorato ben presto quanto nel Vaticano il tasso di comicità sia alto – afferma Sorrentino – Ho provato a riprodurlo, così come provo sempre a far ridere, è una mia fissazione, a volte ci riesco e altre no”.

Il regista è convinto che il suo papa, pur se diverso da Bergoglio, possa essere realistico: “È diametralmente opposto a quello esistente, lo so, ma potrebbe accadere che dopo uno più liberale ne venga uno con idee diverse – sostiene – Il nostro potrebbe essere un papa verosimile, in un futuro”.

Cosa ne pensa Law che ha dato volto e sguardo a Pio XIII? “È stata una grande opportunità dipingere un personaggio complicato, con più strati e contrasti – spiega l’attore – Ero preoccupato dall’idea di interpretare un papa e all’inizio non sapevo bene in che direzione andare, ma Paolo mi ha ricordato che si parlava innazitutto di un uomo, che reputo onesto e che stimo anche per le sue contraddizioni”.

E come è stato essere diretto dal regista italiano? “Ammiro il suo linguaggio visivo ed è stata una gioia essere un colore sulla sua tavolozza. Ho trovato il copione bellissimo, simile ai suoi film, con umorismo, attenzione ai dettagli, riferimenti musicali”.

Nel cast, c’è anche Orlando (è il Cardinale Voiello, che tutto osserva e tiene in mano, nelle retrovie): “Ringrazio i numerosi coah che ho sterminato e tutti quelli che hanno avuto la pazienza per farmi arrivare vivo alla fine di questa esperienza – dichiara, scherzando – Non mi sono ispirato a nessuna persona nota, il male è distribuito in tutti gli esseri umani…”.

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