sabato, 26 settembre 2020

Libri: i Diari di Rondi

Libri: i Diari di Rondi

Roma, 9 Febbraio (red. Cin.) – “Ho iniziato a scrivere perchè tutto restasse sulla carta in modo da permettermi di ritrovarmelo davanti al momento in cui poteva servirmi. Per esempio quando ho sentito il bisogno di rimettere a fuoco in modo compiuto tutte le burrasche che all’inizio del ’71 ho dovuto affrontare sia per quanto riguardava la Mostra del Cinema, che la Biennale di Venezia”: ecco, con grande franchezza, la risposta di Gian Luigi Rondi per chi avesse la curiosità di sapere quando, come e perchè proprio lui, il decano dei critici cinematografici italiani abbia scritto e pubblichi ora cinquant’anni di privatissime riflessioni.

Rondi le ha raccolte in un volume alto come un dizionario e denso come il romanzo di un’epoca segnata dal cinema, certo, ma anche dalla politica, dal costume, da rapporti ‘diplomatici’ e scambi internazionali. Con un filo di malinconia che rende ancora di più privato, come di diceva un tempo, anche il ‘politico’ di un intellettuale insostituibile cerimoniere della politica culturale di tutti i tempi.

Il libro ha avuto il battesimo ufficiale alla Biblioteca Angelica, presentato da Piera Detassis, Rossana Rummo, Emmanuele Emanuele e ovviamente dall’editore Simone Casavecchia (Edizioni Sabinae) e da Gianni Letta, amico e già per tre lustri direttore di Gian Luigi negli anni della sua direzione del Tempo, cui Rondi continua a collaborare con le sue critiche, con puntuale attenzione, ancora oggi.

E chi, se non il grande amico Giulio Andreotti, nel dopoguerra, poteva  suggerire al giovane Rondi di annotare puntualmente, ogni sera, in un diario gli eventi quotidiani vissuti? Questa volta da buon cronista più che da critico – non solo del cinema ma dei mutamenti di un’epoca – Rondi annota nei Diari una preziosa ricostruzione di fatti, considerazioni e retroscena d’epoca quelle che definisce egli stesso nel sottotitolo del suo libro scarlatto “Le mie vite allo specchio”. Quasi 1300 pagine, un volume impegnativo, che raccoglie pensieri e parole quotidiani scritti nell’arco di un cinquantennio, anche se gli anni coperti sono in realtà 27, con un salto temporale che va dal 1975 al 1984. Un ‘romanzo’ personale in cui sono raccontate molte ‘Vite degli altri’ alle quali Rondi riserva, com’è nel suo stile, molte carezze ma anche qualche graffito, confermando quel ‘cattocomunismo partigiano’ già reso esplicito dall’outing nel documentario di Giorgio Treves, un anno fa, e raccontando anche molta vita private, dal matrimonio alle paternità, dalla separazione alle sue tante “vite”, a cui fa riferimento il titolo: critico dal 1947, operatore culturale dagli anni ‘60, saggista, presidente dell’Accademia del Cinema Italiano -Premi David di Donatello, direttore della Mostra di Venezia ma anche del Festival di Taormina, poi presidente della Biennale di Venezia. Dal 1947 tutte le sere Rondi memorizza i fatti della giornata appena trascorsa, gli incontri, le considerazioni sul suo lavoro e, naturalmente, sul mondo cinema in un quaderno scolastico, a righe, rilegato in tela cerata. Pagine ricche di notizie, retroscena, aneddoti,

I più citati nel libro Gina Lollobrigida, Sophia Loren, Luchino Visconti, Alessandro Blasetti, i fratelli Taviani cui si aggiungono numerosi stranieri King Vidor, Coppola, René Clair, François Truffaut, Luis Buñuel, e un incontro commosso con Charlie Chaplin a Londra, dopo averlo festeggiato nel 1972 quando gli aveva attribuito il Leone d’Oro alla Mostra di Venezia.

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