sabato, 21 settembre 2019

Liberi di scegliere, lontani dalla ‘ndrangheta.

Liberi di scegliere, lontani dalla ‘ndrangheta.

Roma, 17 gennaio (Fr. Pierl) – Poter dare a ragazzi il cui destino appare segnato dall’appartenenza a una famiglia di ‘ndrangheta. La possibilità di conoscere realtà diverse, di poter decidere di sottrarsi alla vita da criminali dei padri. E’ stato l’obiettivo che nel 2012 ha portato Roberto Di Bella, Presidente del tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria a firmare il primo provvedimento di allontanamento di un minorenne appartenente a una ‘ndrina, dalla famiglia e dalla Calabria. Da allora i ragazzi sono diventati 40 e anche tante madri hanno iniziato un percorso di collaborazione con la giustizia, sperando in una vita migliore” spiega il giudice, che ha ispirato la storia di Liberi di scegliere, il film tv di Giacomo Campiotti, in onda in prima serata il 22 gennaio su Rai1. Nei panni del magistrato c’è Alessandro Preziosi mentre Carmine Buschini (Braccialetti rossi), interpreta il figlio 17enne di un boss latitante, Domenico (un personaggio nel quale la sceneggiatrice Monica Zapelli ha racchiuso vari pezzi di vita di ragazzi passati attraverso quest’esperienza), portato a Messina, nella casa famiglia guidata dall’assistente sociale Maria (Federica Di Cola) e lo psicologo Enrico (Corrado Fortuna) dove gli viene offerta la possibilità di riappropriarsi del suo presente e del suo futuro.

Nel cast, fra gli altri ci sono anche Nicole Grimaudo nei panni della madre di Domenico, forte ma rassegnata; Francesco Colella, in quelli del padre, che ha passato più anni da fuggitivo che a casa con la famiglia; Federica Sabatini, volto di Teresa, sorella del ragazzo, che è alla vigilia di un matrimonio impostole dalla famiglia.

Alessandro Preziosi vede in Roberto Di Bella “un grande esempio, per il rischio che ha deciso di prendersi. Agire sugli adolescenti, per consentirgli di diventare individui, attecchire sul loro futuro. E’ il messaggio più bello che ho ricevuto come padre, attore, uomo, ex studente di legge. Questa è una storia antieroica che rende omaggio a chi ha il coraggio di portare avanti in questo Paese una scelta sociale e morale”. Domenico “ha avuto la sfortuna di nascere in famiglia potente della ndrangheta, non ha potuto pensare a una vita differente – spiega Carmine Buschini – . Non ha acquisito la consapevolezza della differenza fra giusto e sbagliato, bene e male. Tutti però hanno il diritto di potere scegliere e di ripartire da zero, quando la situazione attuale non ci rende felici”.

Per Giacomo Campiotti, ragazzi come il protagonista sono dentro a una macchina infernale dove non è possibile neanche immaginare un futuro diverso. L’intuizione del giudice è stata tagliare quel cordone ombelicale terribile portandoli fuori. E’ una storia di mafia ma racconta anche come chiunque magari con l’aiuto di qualcuno può pendere la propria vita nelle sue mani”. L’idea per la storia è venuta a Monica Zapelli dopo aver aiutato uno dei ragazzi allontanati dalla ‘ndragheta a scrivere un diario sulla sua esperienza: “Nel film la parte che riguarda gli adulti è basata sulla verità, per i ragazzi invece abbiamo fatto un tessuto immaginario in modo che ognuno potesse riconoscere una parte di se’ ma nessuno si potesse rivedere totalmente, così da proteggere la loro privacy. Sono persone che hanno bisogno di ritrovare se stessi, non potevamo trasformarli in personaggi. Roberto di Bella ha fatto un passo in più, ha teso una mano a questi ragazzi”. Tinni Andreatta, direttrice di Rai Fiction spiega che “questo ci è apparso subito un racconto doveroso che abbiamo voluto sposare. I giovani sono la nostra speranza di futuro e l’attenzione a questa parte della vita è uno dei nostri temi fondamentali”.

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