domenica, 23 luglio 2017

Libere e molto disobbedienti

Libere e molto disobbedienti

Roma, 30 marzo – “Tel Aviv non è il luogo di libertà che vogliono farvi credere. Va bene se ci si adatta a un certo modo di vivere ma appena esci dalle regole puoi essere discriminato. Il conflitto pesa su tutti ma la vita continua tra fasi alterne e cambiamenti”. E’ questo che racconta la regista Maysaloun Hamoud parlando di Libere disobbedienti innamorate, che arriva in sala e lei stessa con una delle protagoniste del film ha anticipato alla stampa in un breve viaggio romano.

“Viviamo in una condizione politica negative ma ho cercato di rompere certi stereotipi puntando soprattutto sugli individui, sulle mie protagoniste, non su un clima generale”, dice. E il film, quel clima, lo lascia cogliere fin dalle prime immagini, girate a Tel Aviv, in un locale simbolo di libertà e piccole trasgressioni dove dalle 21 alle tre del mattino si balla e ci si diverte. E’ lì che una delle protagoniste, l’avvocatessa arabo-israeliana Layla assume un cocktail di sostanze eccitanti consumando la prima trasgressione che il film racconta. “Era importante per me girare lì – ha raccontato Hamoud anche in un’intervista – e più in generale a Jaffa”. O personaggi del film e molto di quel che succede prendono ispirazione da quei luoghi e da quella scena. Il film illustra attraverso le sue protagoniste un mondo “radicale” arabo-israeliano, nato tra la seconda Intifada e la primavera araba del 2011.

Proprio all’ombra della moschea di Hassan Bek, uno dei luoghi “caldi” della seconda Intifada, abitano le  tre ragazze protagoniste del film. Layla è di Nazareth, Salma di Tarshiha, Nour da Umm al-Fahm, tra le più grandi città arabe d’Israele. A Tel Aviv s’incontrano per caso e Libere, disobbedienti, innamorate di Msyaloun Hamoud vincitore del NETPAC Award a Toronto, dello youth Jury Award a San Sebastian e del premio miglior opera prima a Haifa, racconta un mondo di vita femminile tra problemi esistenziali e dubbi di identità legati non solo alle diverse etnie religiose.

Protagoniste con l’ avvocatessa, una vivace musicista gay e una studentessa islamica molto osservante, amori, tradizioni e  cultura underground, tre amiche, diverse ma uguali nella voglia di liberarsi di un mondo che le umilia. Trentacinque anni, Hamoud è cresciuta a Be’er Sheva, ha studiato a Gerusalemme e poi a Jaffa. “Ho cercato di raccontare il prezzo che queste donne devono pagare – ha raccontato –  per una condizione che normalmente può apparire scontata” Ma il film ha indignato gli integralisti islamici e scatenato una dura reazione estremista, tanto che la regista, che ha ricevuto minacce di morte”.

 

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