martedì, 26 settembre 2017

Liberami, un doc sull’esorcismo

Liberami, un doc sull’esorcismo

Lido di Venezia, 7 settembre (Fr. Palm.) – E’ un mondo occulto ma non tanto quanto si possa immaginare quello che, nel nostro paese, ruota attualmente intorno all’esorcismo e ad alcune convinzioni radicate nel tempo e soprattutto nella mentalità: il documentario di Federica Di Giacomo Liberami – alla Mostra nella sezione Orizzonti – ci porta alla (ri)scoperta di un fenomeno esplorato “dal vero”, senza la finzione cinematografica, che fa luce su una realtà in netta espansione, che riguarda sempre più individui.

Come spiega la regista, “Sono arrivata a questa storia perché ero alla ricerca delle ossessioni moderne e mi sono imbattuta in un corso di formazione per esorcisti. Mi è parso un tema interessante, così ho parlato con dei preti e mi è stato detto che la pratica non apparteneva a un passato residuale, ma che era molto frequente. Ed era una risposta a una domanda crescente di persone che chiedevano aiuto alla Chiesa perché in preda, dal loro punto di vista, di un malessere che poteva essere diabolico, legato a Satana”.

Da qui, dunque, l’idea di testimoniare tutto con una pellicola: “Abbiamo accettato la sfida di rappresentazione perché vedevamo la possibilità di un racconto che uscisse dal monopolio del cinema horror e dalle secche dello scetticismo – dice la Di Giacomo – Ci siamo messi nel regno delle domande, sul film e su cosa vedevamo, e le persone coinvolte avevano le stesse domande, su cosa provano e sul perché delle loro crisi. E anche i preti sono nel regno del dubbio, assediati da folle di fedeli con tanti disagi diversi. Proprio questo va capito, se si tratta di un disagio psichico oppure no, ma tutti avevamo un atteggiamento non giudicante e questo ha fatto sì che si stabilisse un’empatia. L’intento comune è aiutare chi sta passando la stessa sofferenza e un prete mi disse che il film avrebbe potuto ristabilire l’equilibrio tra chi vedo il Diavolo da tutte le parti e chi crede che non esista”.

La regista aggiunge che l’elemento nuovo è il modo con cui l’argomento è stato approcciato: “Il nostro lavoro si è basato sulla reinvenzione dello sguardo – dichiara – La novità era fare un documentario, dal momento che di film di genere ce ne sono tanti. Il racconto poteva essere schiacciato dalla testimonianza di una sofferenza retorica, così, attraverso un processo di scrittura continuo, abbiamo cercato la distanza giusta rispetto a degli estremi, evitando il dogma e scegliendo una via intermedia”.

Le immagini sono state girate in Sicilia, ma il fenomeno va oltre i confini italiani: “Volevo un’unità narrativa, quindi ho fatto le riprese in Sicilia, senza avere un approccio troppo razionale a quella che è una realtà internazionale – sottolinea la documentarista – I corsi sono frequentati in tutto il mondo, con un picco in America Latina e nelle Filippine, ma anche in paesi laici come la Francia e in Europa. E proprio la contemporaneità del fenomeno ci ha molto colpito, le messe di liberazione, che sono il passo prima dell’esorcismo, sono molto diffuse e le persone ci vanno per essere trasformate emotivamente”. Secondo la regista, questo “la dice lunga sulla società. Fare esorcismi per molti è diventato come un appuntamento settimanale che si fa per poi riprendere le proprie attività. Sta diventando qualcosa di quotidiano per tanta gente e ovunque si può trovare un prete come padre Cataldo”.

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