sabato, 25 novembre 2017

L’estate addosso di Kechiche

L’estate addosso di Kechiche

Venezia, 7 settembre (Fr. Palm.) – La giovinezza, con le sue scoperte e i suoi piaceri, tra nostalgia e leggerezza, è al centro di Mektoub, My Love: Canto uno di Abdellatif Kechiche, intenso romanzo di formazione che il regista ha accompagnato alla Mostra, in concorso, insieme a tutti i giovani attori che lo hanno interpretato. Tra questi, Shaïn Boumedine, Ophélie Bau, Salim Kechiouche, Lou Luttiau, Alexia Chardard, Hafsia Herzi, Kamel Saadi e Estefania Argelich, che sono l’anima di quest’opera, che ha visto la luce anche grazie all’Italia, in quanto, tra i produttori, ci sono pure Good Films, Bianca Film e Amedeo Bacigalupo.

Liberamente ispirata al romanzo La blessure la vraie di François Bégaudeau, inizia con il viaggio di Amin, un aspirante sceneggiatore che vive a Parigi – siamo nel 1994 – e ritorna per l’estate con suo cugino e la sua migliore amica nella sua città natale, una comunità di pescatori nel sud della Francia. Qui ritrova la famiglia e gli amici d’infanzia, passando il suo tempo tra ristoranti, bar del quartiere e la spiaggia frequentata dalle ragazze in vacanza, che lo incantano come fossero sirene estive. Con la sua macchina fotografica al collo, Amin porta avanti la sua ricerca filosofica lanciandosi nella scrittura delle sue sceneggiature ma quando arriva il tempo dell’amore, solo il destino, il mektoub, può decidere.

Proprio mektoub è la parola chiave: “Il destino e il karma sono il cuore del film già dal titolo, perché destino e amore sono associati. Scopriamo il destino nei rapporti amorosi”, dice il regista, che ha pronto il secondo Canto e annuncia che le riprese del terzo inizieranno a breve: “La gireremo dopo il festival di Venezia e presto vedrete il secondo capitolo. E’ un bene lasciare la mente aperta per sapere cosa succederà ancora e gli altri nodi drammatici della storia”.

Se ha deciso di ambientare il film negli anni ’90, c’è un motivo preciso: “Quel periodo l’ho conosciuto benissimo e ci spiega meglio l’oggi in cui viviamo – dichiara – Per capire il presente, bisogna capire il passato e in quell’epoca la gente viveva in modo più armonioso, prima del cambiamento portato dagli anni 2000”.

C’è forse qualcosa di autobiografico nella vicenda? “Il romanzo è stata la mia fonte di ispirazione, che ho letto e riletto per assimilare bene i personaggi – risponde Kechiche – Non credo si possa parlare di alter ego, non mi sembra di essermi autorappresentato, anche se ognuno di noi ha trascorso un’estate come quella dei protagonisti”.

E a chi, tra i giornalisti, con tono un po’ provocatorio, sottolinea che lo sguardo sulla donna e sul suo corpo sfiora il maschilismo, risponde: “Non era affatto il mio intento, anzi è tutto il contrario. Descrivo donne forti, potenti e coraggiose, inquadrando molto di più i volti che il fisico”.

Le sue attrici, come racconta, le ha molto amate. E lo stesso vale per tutto il resto del cast: “Nel film recitano ragazzi che appaiono sullo schermo per la prima volta – dice il regista – Sono affascinato dal loro talento ed è nato un rapporto di stima e conoscenza. Ho cercato i migliori per questi ruoli e abbiamo fatto tante prove. E’ stato un lavoro naturale e fluido”.

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