mercoledì, 16 agosto 2017

Legge cinema: appello associazioni

Legge cinema: appello associazioni

Roma, 10 marzo – Dalle associazioni di categoria di autori, produttori, distributori, industrie tecniche, e anche da critici e festival, un documento unitario in arrivo al Ministro Dario Franceschini, sui meccanismi di attuazione della nuova Legge Cinema, a cui hanno lavorato congiuntamente negli ultimi mesi. In via preliminare, dopo la discussion di lunedì 7 marzo,  con il DG Cinema, Nicola Borrelli, Si tratta di uan posizione- che  il Sngci registra dandone conto – su alcune questioni aperte, prima fra tutte quella del reintegro delle risorse destinate ai sostegni selettivi, che hanno subito una significativa decurtazione per favorire il finanziamento degli enti pubblici del cinema (Istituto Luce, Biennale, CSC). Tale reintegro restituirebbe le necessarie risorse al comparto della promozione, senza la quale l’intero sistema del cinema indipendente di qualità rischia l’anonimato, e quindi l’oblio, affermano le associazioni,  ritrovandosi nella condizione di non poter raggiungere il suo pubblico. Inoltre per scongiurare il rischio di una violazione della normativa europea in materia di aiuti di Stato (nello specifico, il divieto di sostenere le produzioni non indipendenti e le attività di intrattenimento televisivo con fondi e/o benefici fiscali destinati alla produzione), le associazioni chiedono che ‎nei decreti attuativi sia espressamente prevista una norma che impedisca l’accesso ai benefici fiscali del credito d’imposta in favore delle produzione di talent, talk-show e prodotti analoghi, escludendo quindi dai crediti oggetto di compensazione quelli maturati a seguito delle suddette attività. Le associazioni auspicano anche che possa essere affrontato nuovamente il discorso del tax credit applicato ai festival, ritenuti un nodo centrale per il sistema distributivo, da cui tutto il settore trae beneficio.

Per quanto riguarda gli importi calcolati nei sostegni automatici sulla base dei risultati culturali e artistici, qualora questi ultimi siano riferiti alla regia, al soggetto e/o alla sceneggiatura, le associazioni chiedono che una quota degli importi possa essere destinata all’impresa di produzione, se diversa dalla precedente, con cui il regista e/o l’autore realizzerà il film successivo. Va altresì calibrata meglio la definizione di film difficile per quanto riguarda la quantità delle copie previste per l’uscita in sala: il numero di 250, come previsto dal ministero, è sembrato a tutte le associazioni molto elevato, tale da far rientrare nella categoria la quasi totalità dei film italiani. ‎Le associazioni si riservano infine la possibilità di affrontare nel prossimo incontro con il ministro –conclude la nota- anche la questione dei ‘cinque esperti’, che rischia di rendere estremamente complicata e farraginosa l’assegnazione dei sostegni selettivi, essendo troppe le competenze che gravano su un gruppo così ristretto di esperti.

 

 

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