domenica, 23 aprile 2017

Lecce: Ozpetek presenta Ceylan

Lecce: Ozpetek presenta Ceylan

Lecce, 6 aprile (red.Cin) – Hanno la stessa età, solo 10 giorni di differenza, Ferzan Ozpetek e Nuri Bilge Ceylan, suo connazionale anche se Ozpetek rivendica l’identità di un regista italiano nato in Turchia. Palma d’Oro a Cannes e oggi Ulivo d’Oro al festival del Cinema Europeo di Lecce, Ceylan lo ringrazia subito per aver accettato di presentare agli italiani il suo cinema. Dal primo incontro tra i due, del resto, un’amicizia non solo ‘cinematografica’, iniziata ad Antalya, quando Ferzan arrivò dall’Italia con Il bagno turco e vince tre premi e capì subito quanto Ceylan fosse interessante e di una sensibilità speciale solo dal manifesto di uno dei suoi primissimi film.

Insieme sul palco hanno animato una lunga masterclass in cui proprio Ozpetek ha accettato generosamente di presentarlo alla stampa e agli studiosi replicando col pubblico in serata. Il pero selvatico, che sarà pronto per il 2018 forse per il prossimo Festival di Cannes dove ha vinto comunque ben 4 volte è il titolo provvisorio del film che, alla fine, è stato al centro dell’ultima parte di una lunga conversazione in cui Ceylan ha citato i suoi riferimenti letterari e cinematografici a cominciare da Cechov e Bresson ma anche dal nostro Michelangelo Antonioni. E basta guardare il suo cinema per  non aver bisogno di chiedersi il perché. “Durante le riprese prevale la mia indecisione, lavoro su centinaia di possibilità, perciò voglio avere tanto materiale girato per restituire la natura umana e lavirare molto al montaggio riscrivendo se occorre il film anche dalla stessa sceneggiatura”.

E proprio parlare degli uomini più che dell’attualità gli ha fatto dribblare l’inevitabile domanda ‘politica’ sulla Turchia di oggi, a favore piuttosto di qualche anticipazione sul suo nuovo film. “Il pero selvatico sarà la storia del rapporto tra un padre e un figlio, in particolare di un insegnante. C’è un legame con la mia vita – ha spiegato il regista – perché ho conosciuto davvero un  insegnante che mi affascinava per la sua saggezza ma che non aveva dagli altri il rispetto che meritava”. “Cerco il mistico, il misterioso, ciò che non ho ancora afferrato” dice Ceylan che del resto si rifà esplicitamente ad alcuni racconti di Anton Čechov in C’era una volta in Anatolia e Il regno d’inverno: “Čechov” dice “sa parlare di sentimenti sottili e impercettibili. Ho visitato le sue tre case di Yalta, Mosca e a sud della capitale russa. Amo le sue opere perchè mantiene una certa distanza dalle emozioni e conserva sempre un equilibrio nel raccontare i suoi personaggi. Quanto ad Antonioni ama  in particolare L’eclisse e L’avventura e lo mette tra i suoi preferiti con Tarkovskij, Bergman e Bresson. Anche se tra i registi di oggi gli piace il cinema ‘diverso’ di Bruno Dumont e Jia Zhangke.

 

 

 

 

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