mercoledì, 30 settembre 2020

La forza delle suffragette

La forza delle suffragette

Roma, 2 marzo (Fr. Palm.) – Non poteva che arrivare in sala il 3 marzo, anticipando la Festa della Donna e celebrando, il 10, l’anniversario dei 70 anni del primo voto femminile in Italia, Suffragette di Sarah Gavron, sulla lotta agli inizi del Novecento di un gruppo di anime decise e coraggiose che portò, nel Regno Unito, alla conquista del voto delle donne.

Dopo il debutto allo scorso Torino Film Festival, il film – distribuito dalla Bim e interpretato, tra le altre, da Carey Mulligan, Helena Bonham, Anne-Marie Duff Carter e Meryl Streep – racconta i sacrifici, le ingiuste condizioni di vita e le difficoltà delle donne londinesi ad ottenere gli stessi diritti degli uomini, in una società chiusa che ha cercato di ostacolarle in ogni modo, anche con la violenza. Guidate da Emmeline Pankhurst, l’attivista britannica che nel 1903 fondò l’Unione sociale e politica delle donne (Women’s Social and Political Union), che le incitava al grido di “Mai arrendersi, mai smettere di lottare”, hanno avuto il coraggio di ribellarsi, si sono unite superando le barriere sociali e hanno condotto la protesta fino in fondo, senza arrendersi nè farsi intimorire… fino a raggiungere, pagando anche con la vita, quello che spettava loro.

La pellicola, scritta da Abi Morgan e prodotta da Faye Ward e Alison Owen, ha il merito di aver toccato un argomento importante mai affrontato al cinema: “Abbiamo deciso di fare il film per questo, perchè nessuno aveva parlato del movimento delle donne che hanno cambiato il corso della storia – dice la regista – Tratta di temi ancora molto attuali, tutt’oggi le donne lottano per avere dei diritti fondamentali e molte, nel mondo, non hanno accesso all’istruzione. 1 su 3 subisce violenza sessuale, anche in Italia, e poche hanno accesso ai centri di ricerca e anche all’industria cinematografica”.

Quello che colpisce è la compattezza che ebbero queste donne, molte delle quali provenivano “dal basso”: “La lotta è partita dalle donne del popolo, ma la classe bassa e media si è fusa per far fronte comune – sottolinea la Gavron – E’ indubbio che le donne più povere hanno sacrificato di più e avevano più da perdere, come il lavoro e il sostegno economico. Era giusto dar loro la voce e tirarle fuori dall’ombra, perché sono quelle che più hanno contribuito a questa battaglia”.

E questa battaglia è servita veramente? Il voto ha spinto davvero l’emancipazione femminile? “Subito dopo la legge, le cose sono cambiate e sono state varate nuove leggi che hanno migliorato la vita – risponde la Gavron – Ma c’è ancora da combattere e ci vorrebbero più donne in Parlamento, per avere più leggi che ci tutelino. E le giovani donne votano poco, invece dovrebbero farlo di più”.

Queste vicende non sono conosciute dai più giovani e il film può essere utile per apprendere questa pagina di cronaca: “Parlare ai ragazzi era il nostro obiettivo – spiega la regista – Questo non è un film in costume,  ma un’opera su temi che meritano rilevanza anche nel presente. Tanti giovani lo hanno visto e c’è stata una grande risposta sui social”.

Pochi giorni dopo l’uscita, si festeggerà l’8 marzo. Questa festa ha ancora un senso? Per la regista sì: “Bisogna mantenerla proprio per le nuove generazioni – conclude – Va mantenuto il vincolo con la storia, perché tante cose ancora non si sono ottenute. E la stampa, per un giorno, deve parlare di questo”.

 

 

 

Leggi anche