sabato, 21 aprile 2018

Le lettere di Rondi

Le lettere di Rondi

Roma, 20 ottobre (Fr. pierl) – ‘’Sono lettere molto belle, oggi tutto viene consumato molto velocemente, rimane nell’aria, questo libro ci restituisce la bellezza del carteggio. Nelle calligrafie, nei toni ci leggiamo anche umori e carattere del cinema italiano’’. Lo dice Walter Veltroni, parlando  di   “Tutto il cinema in 100 (e più) lettere – Volume 1 – Cinema italiano’ di Gian Luigi Rondi,(Edizioni Sabinae – Centro Sperimentale di Cinematografia) che raccoglie le missive che il decano dei critici cinematografici ha ricevuto da dai più grandi autori e attori italiani in 70 anni di attività. Fra gli altri, da Blasetti, De Sica, Fellini, Visconti, Antonioni, Zurlini , Gina Lollobrigida,  Sophia Loren, Anna Magnani,  Monica Vitti, Eduardo De Filippo, Alberto Sordi, Totò. A presentare il volume, oggi alla Festa del Cinema di Roma, c’erano anche il presidente della Fondazione Cinema per Roma (ruolo che il critico ha ricoperto dal 2008 al 2012, ndr) Piera Detassis, Carlo Verdone, Stefano Rulli e Pupi Avati. 

Rendendo omaggio a Rondi, Veltroni ha anche accennato all’inutilità della ‘’polemica di chi lo considerava un intruso nel mondo del cinema, non avendo lui idee di sinistra’’. Una controversia che tocca il suo apice nel 1971,  quando era alla guida della Mostra del Cinema di Venezia. Tensioni che il critico ricorda bene: ‘’Quando lessi con Zurlini sull’Espresso un articolo in cui mi chiamavano il doge nero, ho sofferto come se avessi delle ferite’’. Rondi si è sempre considerato, dai suoi inizi nel 1947 ‘’ un membro della famiglia del cinema, sono cresciuto insieme a quegli autori autori, attori interpreti, le loro lettere per me erano come se arrivassero da parenti che avevo ammirato e amato’’.

Tutti ”hanno fatto riferimento a Gian Luigi, per la sua cultura, autorevolezza e grandissima diplomazia, senso dell’equilibrio. Siamo tra il Richelieu e il confessore’’ sottolinea Verdone, che ha trovato nel libro anche ”il grande affetto di Rondi verso il nostro mondo e tutto lo struggimento e il tormento di noi autori e attori, quando il successo inizia a svanire, Molti gli chiedevano aiuto’’.

Pupi Avati lo definisce ”il più straordinario direttore dimostra che abbiamo avuto’’, e come critico ”anche quando non apprezzava miei film mi veniva parlare, voleva capire. Era una generazione di critici che aiutava anche noi, oggi non ti guardano in faccia’’.

A parlare del libro avrebbe dovuto esserci anche Gina Lollobrigida, grande amica di Rondi ‘’ma ha una piccola indisposizione. Mi ha detto però di chiarire che non è niente di serio, i giornalisti non la chiamassero, perché non è morta. Vuole arrivare ai 90 e ai 100 anni’’ dice sorridendo il critico, già al lavoro  su un secondo volume, dedicato alle lettere degli autori stranieri.

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