martedì, 30 maggio 2017

Lasciati andare tra mente e corpo

Lasciati andare tra mente e corpo

Roma, 10 aprile (Fr. Palm.) – Il mondo della psicanalisi e quello della palestra e del benessere fisico, così agli antipodi, possono incontrarsi e persino piacersi? Secondo Francesco Amato sì, come (di)mostra nel suo terzo lungometraggio, Lasciati andare, in cui ha diretto Toni Servillo, Carla Signoris, Veronica Echegui e Luca Marinelli. Il film, prodotto da Cattleya con Rai Cinema, arriva nelle sale dal 13 aprile, con 01.

Servillo interpreta Elia Venezia, affermato psicanalista che ha perso la passione per il suo lavoro ma anche un po’ per la vita in generale, trovando conforto e piacere soltanto nei dolci e nella rassicurante presenza della sua ex moglie, che ancora lo “accudisce” e gli sta accanto. Dopo un malore, quando scopre l’alta probabilità di diventare diabetico, costretto a dimagrire, fa qualcosa di lontanissimo dal suo modo di essere: va in palestra, per rimettersi in forma. Qui conosce una personal trainer giovane ed esuberante, che travolge tutti quelli che hanno a che fare con lei. Elia compreso. Ma spesso è proprio dalle scintille tra due persone così diverse che nascono i rapporti più interessanti e anche un intellettuale, anestetizzato dalle emozioni, può perdere chili e qualche lato più rigido, diventando un uomo “nuovo”…

“Psicanalisi e palestra viaggiano in due galassie opposte, ma è davvero così? – si chiede Amato – In fondo, chi partendo dalla testa, chi dal corpo, lo psicanalista e il personal trainer fanno lo stesso lavoro, ossia rimettono in piedi la gente”.

L’idea del film è di Francesco Bruni, che firmato la sceneggiatura con il regista e Davide Lantieri: “Avevamo il comune desiderio di raccontare lo scontro mente/corpo – dice Amato – Restando nei canoni della commedia, abbiamo cercato di creare psicologie complesse, perchè credo che il pubblico oggi meriti la verità nel racconto di un mondo sempre più nevrotico e disarmonico. Proprio da questa complessità e dall’inadeguatezza dei personaggi ai contesti in cui si infilano, nascono gli spunti più comici”.

Come è stato il lavoro con gli attori? “Ho chiesto di giocare coi personaggi, di far emergere quegli aspetti che più ci fanno sorridere e imbarazzare – risponde il regista – Li ho incoraggiati a lasciarsi andare e il loro contributo è stato determinante per far emergere i sentimenti. Ogni attore ha trovato il giusto equilibrio tra partecipazione emotiva e distacco, vivendo il film come qualcosa di personale ma senza affanno”.

 

 

 

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