lunedì, 5 dicembre 2016

Lang tra verità e finzione

Lang tra verità e finzione

Roma, 20 ottobre (M. Puc.) – Verità e finzione, realtà e immaginazione si incontrano e si scontrano in Fritz Lang, omaggio al maestro realizzato da Gordian Maugg e presentato nella selezione ufficiale della Festa di Roma. Il film è un thriller poliziesco in bianco e nero, che approfondisce una parentesi importante della vita e della carriera del regista austriaco, legata al concepimento e alla realizzazione di M – Il Mostro di Dusseldorf. Che la Festa non a caso ha anche riproposto. In Fritz Lang, infatti, Maugg, inserisce gli incubi, i traumi e il passato del protagonista, creando un filo conduttore con la sua professione al punto da sovrapporre realtà e finzione. Esistono ancora diversi punti di domanda sul vissuto di Lang, come quello riguardante la morte misteriosa della prima moglie Lisa. Se, da un lato, il regista austriaco ha sempre negato ufficialmente di essersi ispirato, per M, alla vicenda del serial killer Peter Kurten (interpretato da Peter Loren nel film del 1931), autore di molteplici omicidi alla fine degli anni ’29 a Dusseldorf, cittadina tedesca, Gordian Maugg fa della figura di Lang l’alter ego del mostro, ossessionato dalle indagini e dalla ricerca dell’assassino. Ed è proprio nel seguire la vicenda del killer che il personaggio di Lang rivive i momenti peggiori del suo passato e della sua infanzia. “Quello che penso è che Fritz Lang abbia veramente incontrato il serial killer. Dusseldorf era stata segnata del resto da omicidi di donne e bambini e lui aveva letto il dossier in merito. Nel realizzare M – Il mostro di Dusseldorf Lang ha portato lo spettatore a provare quasi pietà per il killer – ha dichiarato Maugg – Se Lang mostra gli omicidi dei bambini, noi in questo film abbiamo cercato di fare il contrappunto, mostrando la reazione di Lang all’uccisione di questi bambini, facendo esattamente l’opposto di quello che ha fatto lui”.
Il mix a tratti frenetico di immagini della Berlino del ’29 che il regista ha voluto intenzionalmente inserire per mostrare il contesto della storia, con quelle di finzione risulta perfetta al punto da non riuscire a distinguere le une dalle altre: “Il merito del lavoro va a tutti quelli che nel ’29 hanno girato le immagini delle strade di Berlino e che hanno attuato un lavoro di restauro, perché queste immagini fanno capire com’era un mondo che oggi non esiste più- ha spiegato Gordian Maugg – Ho sempre usato materiale d’archivio perché credo nel valore della pellicola, in quello che contiene e nel suo utilizzo”.
Altro tassello della vita del regista austriaco che Maugg ha affrontato in Fritz Lang è quello legato alla figura del padre: una figura violenta, rigida, anaffettiva, che egli temeva e che perfettamente si contrapponeva a quella docile e affettiva della madre: “Come molti padri dell’epoca, il suo aveva un cuore duro e spietato. Molti non sanno che Fritz aveva un fratello, che il padre aveva allontanato perché ritenuto cattivo. Egli subì molto la figura paterna e il conflitto religioso creato dalla presenza della madre ebrea, la cui religione non era ben vista dalla Vienna di quegli anni” afferma il regista.
Non dev’essere stato semplice interpretare Fritz Lang per Heino Ferch, capirne la personalità approfondendola attraverso i tanti materiali d’archivio e lo studio della sceneggiatura. Eppure, come egli ha affermato, è stata un’esperienza entusiasmante a tutti gli effetti: “Per me è stato un onore raccontare questa storia e avere a che fare con il grande Peter Loren – sorride – Quando ho letto la sceneggiatura e ho percepito l’entusiasmo di Gordian, non ho potuto farmi indietro. La sceneggiatura è stato un grande input dato dal regista per la sua conoscenza su Lang, di cui ho visto molti materiali d’archivio e mi son reso conto di come egli fosse sul set e quando veniva ripreso mentre girava un film. Tutto ciò è stato alla base del film. Io penso che sia stato Lang ad uccidere la moglie e per questo abbia voluto realizzare M. Egli ha sentito l’urgenza di realizzare il film, presentando l’assassino come vittima di un conflitto interiore, a cui ha voluto trasmettere il suo lato oscuro”.

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