domenica, 11 dicembre 2016

L’addio a Dario Fo

L’addio a Dario Fo

Roma, 13 ottobre – A novant’anni e sette mesi se n’è andato a Milano Dario Fo. Era stato ricoverato dodici giorni fa, per le complicazioni ai problemi polmonari che ne avevano causato il ricovero.

Resta nella memoria collettiva la sua lezione, o come avrebbe preferito definirla con le sue parole la sua vita ricca, fatta di battaglie politiche prima che culturali, di satira e di sberleffo al potere, di una splendida unione con Franca Rame, trasversale tra teatro, cinema, cultura, letteratura e anche arte, in particolare pittura, fino al traguardo internazionale di un riconoscimento quasi più forte all’estero che in patria dove ha combattuto spesso la censura anche televisiva negli anni dei governi democristiani, anche della Rai.

Un giullare da Premio Nobel che ha dato qualcosa in gioventù anche alla comicità e alla commedia del cinema in bianco e nero.

Nato a Sangiano (Va) nel 1926, Fo aveva studiato all’Accademia di Brera, a Milano, dedicandosi subito dopo alla carriera di attore, regista e autore di satira politica e sociale. I primi successi arrivarono con il teatro e le riviste satiriche Il dito nell’occhio e Sani da legare, con Franco Parenti.
Nel 1959 fondò, con la moglie Franca Rame, il gruppo teatrale “Compagnia Dario Fo e Franca Rame”. La definitiva consacrazione della coppia arriva nel 1969 con lo spettacolo Mistero buffo. Dopo aver realizzato, fra gli anni ’70, ’80 e ’90, numerose opere di grande successo, nel 1998 mise in scena Marino libero, Marino innocente (sulla vicenda dell’omicidio del commissario Calabresi) e l’anno dopo Lu santo jullare Francesco, realizzato in occasione del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Nel 1997 è stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura.

 

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