lunedì, 5 dicembre 2016

La vita possibile delle donne coraggiose

La vita possibile delle donne coraggiose

Roma, 19 settembre (Fr. Palm.) – Una seconda occasione, una nuova speranza di vita, un futuro migliore da vivere, non più nella paura: ecco La vita possibile che Ivano De Matteo immagina per la protagonista del suo ultimo film, una donna che finalmente decide di ribellarsi alla violenza del marito e di regalare a se stessa e al proprio figlio una rinascita. A interpretarla è Margherita Buy, nel ruolo di Anna, che scappa da Roma e va a Torino, lontano dal dolore e dal passato, dove l’accoglie e la sostiene in questo coraggioso “salto” un’amica di vecchia data, che ha il volto di Valeria Golino. Nel cast del film, in sala dal 22 settembre con Teodora, ci sono anche Bruno Todeschini, il giovanissimo Andrea Pittorino e Caterina Shulha.

De Matteo ha firmato anche la sceneggiatura, a quattro mani con la sua compagna Valentina Furlan. Insieme avevano già scritto La bella gente, Gli equilibristi e I nostri ragazzi, che possono essere considerati i capitoli di una trilogia. La vita possibile rappresenta invece un cambiamento di rotta, come sottolinea il regista: “I precedenti tre lavori parlavano di famiglie apparentemente normali che andavano in pezzi, mentre qui avviene il contrario, siamo di fronte a una famiglia distrutta che si ricompone”.

La storia pesca dalla cronaca e De Matteo ci si è avvicinato ascoltando l’esperienza di una sua conoscente: “Questa signora ci ha raccontato di aver subito violenza per 10 anni, prima di fuggire via con il figlio – dice – Da questo punto è iniziato il mio lavoro di documentazione, ma l’intento, chiaro sin da subito, era fare un film non sulle botte o sul sangue, ma sul momento del ‘dopo’. Quando ho parlato con parecchie altre donne che hanno vissuto lo stesso incubo, mi hanno detto che non bisognava far vedere quello che accade, ma la ricostruzione. Se dovessi racchiudere in una frase il succo del film, direi che parla della violenza di un uomo, dell’amicizia di una donna e dell’amore di un bambino”.

Proprio il bambino, con la sua innocenza, la sua rabbia e la sua solitudine, è al centro di tutto. E la vicenda viene filtrata attraverso il suo sguardo: “Tutto ruota intorno a lui – spiega il regista – Subisce come la madre, anche se di riflesso. Molte donne restano in silenzio per il senso di colpa verso i figli e per questo ho spinto tanto sulla sua presenza. Mi sono confrontato anche con un neuropsichiatra, perchè volevo lavorare molto sui passaggi psicologici. Amo il neo-neoralismo e ho tentato di dare una visione diversa degli eventi. Mi concentro sulle dinamiche familiari da sempre, ma dopo tre film mi ero stancato di far vedere solo la parte più drammatica. Questo è un film sulla speranza, che non punta al dibattito ma al sentimento”.

Valeria Golino concorda: “In questa storia manca l’odio, non si sente – afferma – Ivano ha scelto di non odiare nemmeno il padre, che io stessa giudico e critico ma non odio. Prevale il senso di compassione”.

Anche Margherita Buy coglie il lato positivo: “Il film fa prendere coscienza su cose terribili, ma ci sono anche quelle belle e personaggi che si risollevano – dichiara – Ci sono esempi buoni, come la bella amicizia tra le due donne e un uomo disposto ad aiutare”.  L’attrice racconta infine di aver “Lavorato molto sul senso di colpa della madre, che ha deciso questo grande cambiamento, prendendo le redini. Le madri a volte sono anche dei padri, si prendono certe responsabilità. Capita anche a me, mi piace farlo”.

 

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