giovedì, 22 giugno 2017

La stella di Gregoretti

La stella di Gregoretti

Roma, 23 novembre (Fr. Pierl) – Maggio musicale “è uno dei miei film più autobiografici, forse perché allora da cineasta ero stato considerato fallito, non facevo più da tempo cinema, non me ne consideravo neanche più capace. C’erano molti generi che non avevo più praticato, come il cinema di denuncia. In quel momento l’unica realtà che conoscevo ero io ed era anche l’unica che mi sentivo di raccontare… oggi invece ho ripreso coraggio a fare cinema”. Lo ha raccontato come di consueto con garbo ed ironia Ugo Gregoretti, protagonista dell’appuntamento di Storie e stelle del cinema italiano al Teatro di Villa Torlonia a Roma.

Dopo la proiezione del suo film del 1989, il regista, premio Bianchi 2016, ha brevemente conversato con Laura Delli Colli e Gianfranco Pannone, regista di ‘Con Ugo’, il documentario sul cineasta che ha chiuso il pomeriggio.

Tra gli aneddoti su Maggio Musicale, storia di un regista teatrale che affronta la difficoltà di una messinscena della Bohème, appunto, durante il Maggio Fiorentino, quello su come sia arrivato ad avere come protagonista Malcolm Mc Dowell. ”E’ nato tutto dalla scoperta dell’esistenza da parte di Malcolm di questo film, in forma di sceneggiatura, approdata non si sa come sulla sua scrivania a Santa Monica. Il film era stato tradotto da Steve Luotto, che pare avesse fatto un eccellente lavoro. McDowell dopo aver letto la sceneggiatura ha chiamato subito il suo agente per fare il film. Ci siamo visti a Londra ed è stato un incontro molto simpatico. Lui non sapeva assolutamente nulla di me e mi ha chiesto di raccontargli qualcosa… dopo un paio di minuti Malcolm mi fermò e mi disse che gli stavo riraccontando il film. Fu allora che mi accorsi di quanto mi resi conto di quanto il film fosse autobiografico”.

Rivedendo Maggio Musicale dopo tutti questi anni ”mi sono anche reso conto di quante parolacce ci siano… E pensare che non faccio altro che inveire quando sento in tv quell’orgia di parolacce. Mi consolo pensando che sono stato un anticipatore” commenta sorridendo. Gregoretti fa prova di autoironia anche quando torna sull’aver ricevuto a Venezia il premio Bianchi dal Sngci: ”Non sapevo fosse un riconoscimento così rispettato, più montavano gli apprezzamenti nei miei confronti più mi gonfiavo… ho rischiato di esplodere”.

Pannone, che in ‘Con Ugo’ firma un ritratto del cineasta, tra chiacchiere e una passeggiata per Roma, ha imparato da Gragoretti ”che noi registi ci prendiamo troppo sul serio. Io amo il suo umorismo, lo trovo necessario, anche considerando che si unisce al suo impegno”. Secondo il documentarista ”la cosa molto bella che esce da Maggio musicale è come lui non abbia i vezzi dell’artista, quel ‘maledettismo’ che ha creato equivoci. Io da lui imparo, il suo stile di vita lo trovo un insegnamento. Gli ho chiesto anche di fare la seconda parte del documentario, ma non mi ha ancora risposto”, al che Gregoretti chiude fulminante: “Chi tace, acconsente”.

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