mercoledì, 8 luglio 2020

La scomparsa di Pressburger

La scomparsa di Pressburger

Roma, 6 ottobre – Addio a Giorgio Pressburger, 80 anni compiuti ad aprile, scompatsp improvvisamente. Una settimama fa era stato ricoverato per un malore. Autore di saggi filosofici, opere narrative, testi teatrali, radiofonici e televisivi, e anche regista cinematografico di film realizzati su suoi soggetti,  da lui stesso diretti e anche interpretati, dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani nel febbraio di quest’anno, aveva ricevuto un Nastro d’argento speciale: “Un omaggio alla sua storia e al suo percorso umano, professionale e intellettuale”

Nato a Budapest da una famiglia ebrea di origini slovacche e sopravvissuto allo sterminio nazista, Pressburger aveva lasciato l’Ungheria nel 1956, dopo la repressione dell’insurrezione ungherese da parte dei sovietici e si era stabilito in Italia. Dopo aver vissuto per trent’anni a Roma, si era trasferito a Trieste perché – come dichiarò –  gli ricordava la sua Budapest: ”anche se non c’è il Danubio, c’è il mare. Città letteraria sotto la bruma dei ricordi”. Nel 1998 aveva vinto il premio Viareggio con “La neve e la colpa”.

Nel nostro Paese (da cui aveva ottenuto la nazionalità) aveva ricoperto cariche istituzionali:  assessore alla cultura del Comune di Spoleto dal 1995 al 1998 era stato direttore dell’Istituto italiano di cultura a Budapest e nel 2009 si era candidato con l’Italia dei Valori alle elezioni Europee.

Nel 2013 Mauro Caputo gli ha dedicato il documentario “Messaggio per il secolo” e nel 2014 da una sua raccolta di racconti è stato tratto il film  “L’orologio di Monaco”, presentato al Festival Internazionale del Film di Roma. Nel 2016 è uscito il film “Il profumo del tempo delle favole”, tratto dal suo romanzo “Sulla fede” in cui Pressburger si racconta con la sua stessa voce come un uomo alla ricerca della fede, mettendo a nudo i suoi tormenti più profondi e indagandosi fin dai giorni delle paure infantili o delle menzogne di un’età in cui l’illuminazione della grazia appare come una luce nel buio che il protagonista attraversa grazie all’aiuto di alcuni ‘compagni di viaggio’, da Dostoevskij a Kafka.

 

 

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