lunedì, 5 dicembre 2016

La passione di Lorenzo per il cinema

La passione di Lorenzo per il cinema

Roma, 16 ottobre (Fr. Palm.) – I fan di Lorenzo Cherubini che alla Festa di Roma sono venuti ad assistere all’Incontro Ravvicinato hanno scoperto oggi, forse a sorpresa, qualcosa in più di lui: il cantante e musicista non ha solo collaborato due volte con il suo amico Gabriele Muccino – per Baciami ancora e L’estate addosso – ma è anche un grande appassionato e un buon conoscitore di cinema, oltre che un fruitore, sin da quando era ragazzo.

Al fianco del direttore artistico Antonio Monda, Jovanotti ha elencato tanti nomi di registi che apprezza e ha mostrato al pubblico le scene di alcuni suoi film “del cuore”, che spesso (ri)vede insieme a sua figlia Teresa, come racconta, per trasmetterle la sua passione. Un passione, sottolinea, che non vive “da cinefilo, ma come un ragazzo normale”, curioso e in cerca di storie, stimoli ed emozioni.

Tre le immagini condivise, tante sono legate a opere del passato, che fanno parte della sua infanzia e anche di quella di tanti di noi, a iniziare da Blues Brothers: “Cerco la gioia sul set, da spettatore. E in questo film ce n’è molta – dice – Attraverso i dettagli, i balletti sgangherati e i costumi arriva il senso di un gran divertimento”. Lo stesso che prova davanti a La febbre del sabato sera, con un mitico Travolta: “Adoro lui e la sua camminata e vorrei fare un corso all’università su questo film – dichiara – Lo vidi a 12 anni, anche se era vietato ai minori di 14, perchè ero alto e mi facero entrare in sala. Per me è un’epifania musicale e visiva, mi ha fatto innamorare allora di New York. Nessuno credeva in quel film, Travolta era un attore di soap non conosciuto e i critici dicevano che non esisteva un pubblico adatto, invece impazzì, uscì nei cinema off e poi diventò un fenomeno”.

In epoca più recente, in un certo senso anche Tarantino è diventato un fenomeno: Lorenzo ha scelto una sequenza di Kill Bill, perchè “è un concentrato di idee incredibili, una storia mascherata, con tanti piani di lettura. Parla dell’amore più potente al mondo, quello di una madre per la propria figlia. Tarantino è un mostro, ha una potenza di fuoco e non ha paura a usarla, nei film costruisce una giostra infinita, mozzafiato e intelligentissima”.

Di tutto altro genere è I 400 colpi: se averlo scelto può stupire, il cantante spiega di essere “venuto apposta a farlo vedere, perchè è di una bellezza mostruosa. Lo vidi in tv con mia madre e mi identificai in modo totale col bambino, per la solitudine e l’inventare bugie per avere intorno una realtà migliore. Mi fece sentire meno solo e questo è quello che il cinema deve fare”.

Dopo il cinema d’autore, trova spazio Altrimenti ci arrabbiamo: “Ho voluto rendere omaggio a una presenza fondamentale per la mia formazione e Bud Spencer assomigliava a mio padre, che era un omone anche lui – afferma – E’ un esempio quasi di anti-cinema, ma possiede una grande energia e rappresenta l’allegria, la semplicità e anche l’amicizia. Inoltre, ha scene di distruzione che servono per liberare, come il rock o certa musica che fa ballare. Il cinema ha la capacità di rappresentare la distruzione in modo poetico e non si fa male nessuno”.

Sempre facendo un tuffo indietro nel tempo, arriva  Stand by me: “L’ho visto 100 volte, anche con mia figlia – racconta Lorenzo – La domanda vera che pone è ‘perché la vita è così ingiusta?’ Esiste una casualità nel destino che è struggente, nessuno da ragazzo sa cosa si diventerà e il film racconta bene questo, se rinunciare a vivere o vivere il doppio, come faccio io”.

E ancora, Jovanotti rivela di essere un fan di Adriano Celentano e del suo Yuppi du (“Mi ha insegnato la cura dei dettagli senza darlo a vedere”, rivela), oltre che un amante di un Coppola meno famoso, quello di Un sogno lungo un giorno, che al botteghino non ebbe molto successo ma per Lorenzo merita perchè “parla di come una donna porta la luce, quando entra nella vita di un uomo”.

Spaziando da Timbuktu (“Affronta per la prima volta il terrorismo e l’estremismo religioso in modo non approssimativo”) a La città incantata (“Miyazaki è un genio, fa dei capolavori”), Jovanotti ricorda anche Francesco Nuti con Io, Chiara e Lo scuro: “Negli anni ’80 vedevo tutti i suoi film, mi piaceva la sua poetica – dice – Lo conobbi anche personalmente, a Roma, mi prese in simpatia. Il suo cinema è stato importante, nutro un senso di gratitudine per il suo linguaggio”.

Tra i titoli preferiti, si passa da Andrej Rublëv di Tarkovskij a Taxi driver, definito dal musicista “un film trasgressivo, perchè è l’uomo ad essersi emancipato dalla donna. Alla fine della parabola narrativa, dopo aver fatto di tutto per essere come lei voleva, si è accorto che poteva essere di più e ha avuto il coraggio di salutarla”.

Se Lorenzo guarda anche il cinema d’azione e pellicole come Mad MaxFury Road, il gran finale è dedicato a Federico Fellini e al suo Amarcord: “La canzone Le tasche piene di sassi è stata rubata allo zio Teo del film, che vedo una volta ogni due anni – svela – Teo vuol dire Dio, è uno zio matto, come era mia zia, la sorella di mio padre, che ritrovo in lui. Grazie a quel personaggio ho pensato che avere un irragionevole nella famiglia è un dono e che tutti siamo un po’ matti, con un potenziale di diversità e follia. Questo film è il mio personale Amarcord”.

Infine, una battuta sul Nobel a Bob Dylan: “Ci sta – commenta, con il pubblico che applaude – Potrei accostare il signor Robert Zimmerman in arte Bob Dylan a William Blake o a Dylan Thomas, di cui ha preso parte del suo nome d’arte, poichè è un poeta. Non concordo con chi ritiene che questo riconoscimento sia alla musica pop. Non penserei di potermi prendere nemmeno un po’ di quella luce perchè è un premio a lui, un riconoscimento assolutamente personale e non mi sento chiamato in causa nel condividerlo. Al massimo potrebbero esserlo i suoi amici e la sua famiglia, che lo hanno sostenuto molto. Per quanto mi riguarda, sono un grande lettore anche di poesia, comunque va bene”.

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