lunedì, 5 dicembre 2016

La nostra vita quotidiana

La nostra vita quotidiana

Roma, 15 ottobre (Fr. Palm. Con servizio video di Stefano Amadio) – C’è la vita di tutti i giorni, quella reale, non edulcorata, che non fa sconti e che bisogna guadagnarsi ogni mattina nel nuovo film di Daniele Vicari, Sole cuore amore, con cui l’Italia debutta alla Festa di Roma regalando uno spaccato autentico di quella che per molti è la “normalità”: impegnarsi, anche oltre i limiti del possibile, per vivere dignitosamente.

Vicari, che ha diretto Isabella Ragonese, Francesco Montanari e Eva Grieco, ci porta nel litorale laziale, alla porte di Roma, dentro il microcosmo di due donne. Eli ha 4 figli, un sorriso sempre pronto per tutti, un marito che ama e che fatica a trovare lavoro e un impiego come barista a cui non può rinunciare, perchè è lei, di fatto, “a mandare avanti la baracca”. E dato che i soldi servono, si sveglia 7 giorni su 7 alle 4 e mezza, quando è ancora buio, prende prima l’autobus, spesso in ritardo, poi la metropolitana, sempre affollata, fino a Tuscolana, per servire caffè e cappuccini, sfruttata e sottopagata. Vorrebbe (r)allentare, soprattutto perchè, dopo ripetuti malori, il cardialogo la esorta a fare controlli e riposarsi, ma assicurare serenità alla sua famiglia, iniziando da quella economica, viene prima di tutto. Anche prima di se stessa. Vane, invece, che per Eli è molto più di un’amica ed è come una sorella, vive sola e si è staccata dalla madre che non capisce la sua scelta di sopravvivere ballando e facendo la performer. Ma la danza è la sua unica passione, che riempie le sue notti e anche i suoi vuoti affettivi.

Il film – prodotto da Fandango con Rai Cinema, nelle sale il prossimo anno – racconta la quotidianità di queste anime semplici e “combattive”, come il cinema di oggi raramente fa: “La quotidianità è ritenuta non interessante solo da chi vive una situazione eccezionale e il potere non si interessa a questo – afferma Vicari – Trovo grave che non lo faccia neanche il cinema, perchè la quotidianità è la nostra vita, fatta di amore, lavoro, solitudine, bellezza e bruttezza. Il cinema del passato l’affrontava, ma la tendenza contemporanea è di far finta che non esista, come se testa e cuore fossero da un’altra parte. Ma ci riguarda, ci tocca e a volte ci travolge”.

Darle voce, con le immagini, non è un’impresa: “È la cosa più semplice del mondo – sottolinea Vicari – La rima facile del cinema è il quotidiano e maestri come Ozu raccontano solo questo, le storie di persone che vanno in città o hanno problemi con i figli, ma è così che si parla del mondo”.

Sbagliato è pensare che Eli e Vale vivano situazioni destinate a pochi, spiega poi Vicari: “Non sono due ‘ultime’, rappresentano la maggioranza della gente. Anche chi non ha particolari problemi economici vive una situazione difficile, il 90% delle persone fa la loro vita. Certo, non chi fa cinema o politica, ma questa è una percentuale ristretta, rispetto alla massa. Solo un certo tipo di cinema mostra ‘gli ultimi’ con pistola in mano e cocaina, facendo passare in secondo piano tutte le altre esistenze”.

Il regista portò sullo schermo la violenza del G8 di Genova con Diaz, ma anche questo film può essere considerato “politico”: “La danza e la musica sono le chiavi di lettura che forniscono il punto di vista politico, che è figurativo – dichiara Vicari – Attraverso la danza abbiamo tentato di interpretare la vita dei personaggi, la danza non è un orpello e dà cadenza alla storia. E il film non è incentrato sul tema del lavoro, anche se il lavoro è la nostra vita, anche quando non l’abbiamo”.

Non è stato immediato per Isabella Ragonese diventare Eli: “All’inizio ho avuto paura, è un personaggio difficile, reale ma anche sacro – dice – Si trattava di trovare un’ispirazione, così ho pensato di trovarla guardandomi intorno e facendo le sue cose, mentre si muove in luoghi e non luoghi e il mondo del bar è come un palcoscenico. Interpretarla è stata una sfida, mi sono messa in connessione grazie al lavoro con gli altri, perchè per lei è importante la rete di relazioni, che la tiene in vita. Amo la sua energia, la capacità di essere in ascolto e punto di riferimento per gli altri”.

Per l’attrice, “E’ un film di sentimenti e umanità, questa è la sua forza. La storia è estrema ma parla di noi, di dove siamo arrivati e del limite che viene spostato sempre più avanti. Ile è come un’eroina, un supereroe”.

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